MILANO - Dopo 195 giorni è arrivato il momento di riaprire il faldone con la scritta ‘Champions League’, quello bruscamente chiuso e riposto in archivio dopo la notte di San Siro contro il Bodo/Glimt. Una sconfitta inattesa e clamorosa, che deve diventare il punto di partenza per scrivere una storia completamente diversa quest’anno in Europa, perché per la squadra finalista in due delle ultime quattro edizioni il ricordo di quanto capitato lo scorso febbraio nel doppio confronto con i norvegesi fa ancora male. “Abbiamo l’obbligo di scrivere pagine importanti nella storia di questa società - ha detto l’allenatore nerazzurro Cristian Chivu alla vigilia -. Negli ultimi anni questa società ha raggiunto standard importanti, noi dobbiamo scrivere altre pagine della sua storia. Nelle ultime due edizioni abbiamo capito quanti punti bisogna fare per avere la possibilità di finire tra le prime otto, almeno 16, perché 15 non bastano. Abbiamo anche capito cosa voglia dire non qualificarsi, sono partite insidiose i playoff: non è mai scontata una vittoria in Champions”. E giocare al Bernabeu “non è mai facile per nessuno, sono 60 anni che l’Inter non vince qui. Tante squadre hanno fatto fatica a vincere qui, noi faremo del nostro meglio, ma senza snaturarci: vogliamo essere dominanti, vogliamo far vedere che siamo cresciuti e che non esiste un modo perfetto di affrontare il Real Madrid”.

Ma per Chivu sarà anche un confronto con l’allenatore insieme al quale una pagina indimenticabile nella storia dell’Inter l’ha scritta nel 2010: “Mourinho per me è una personale speciale, incontrarlo è stata una fortuna - ha detto -. Mi ha dato una mano nel momento più difficile della mia vita, non lo scorderò mai. Quanto c’è di Mourinho nella mia idea di calcio? Non ho mai copiato nessuno, ho una mia idea di calcio costruita da calciatore e negli anni del settore giovanile, dove ho avuto la possibilità di sperimentare cose che mi stanno servendo in questi anni. Lui è bravo a calarsi subito nella realtà che rappresenta e a trasmettere subito le sue idee e la sua mentalità. È un vincente, senza ombra di dubbio. Sa trasmettere determinate cose in determinati momenti, pochi sono come lui. Ha fatto vedere ovunque cosa vuol dire essere un vincente, ha vinto ovunque. Sono sicuro che il Real Madrid farà una grande stagione”. Non lo dice, ma in cuor suo si augura da dopodomani.

Nella sua conferenza stampa della vigilia Mourinho ha detto che è strano che l’Inter non abbia vinto la Champions di recente, un modo per sottolineare la forza di una squadra che deve essere considerata tra le candidate alla vittoria finale. “La domanda da fargli è se lui desiderava che l’Inter vincesse - ha replicato Chivu -. Noi siamo arrivati lontano con la competenza dei dirigenti e la bravura dei calciatori che da otto anni a questa parte fanno vedere cose importanti. Con le idee e con il lavoro, per merito e per bravura siamo in una situazione in cui molti pensano possiamo farcela. La Champions è bastarda: anche quelli che la vincono devono superare determinati momenti e avere un po’ di fortuna. Noi vogliamo solo essere competitivi e all’altezza della competizione e di quello che la società ha raggiunto negli ultimi anni”.

È pronto e carico per la Champions anche Lautaro Martinez, voglioso più che mai di vivere il Bernabeu, ma anche determinato a voler far dimenticare a tutti l’ultima eliminazione: “Affrontiamo una squadra di grandissimo livello ma noi abbiamo le nostre armi. Stiamo crescendo come gruppo, come squadra. È importante fare la miglior partita possibile, l’abbiamo preparata nel migliore dei modi, abbiamo recuperato bene e siamo pronti. L’anno scorso siamo usciti presto, ma tutti gli anni sono importanti per crescere e imparare. Mi aspetto di fare il massimo e portare l’Inter più in alto possibile. Se la Champions è ossessione o sogno? È un obiettivo, sognare possiamo sognare tutti, ossessione no. È una competizione prestigiosa, importante, ci sono squadre di altissimo valore. Ma è un obiettivo, e noi dobbiamo avere la voglia di portare trofei all’Inter”.