DOHA - Sull’asse diplomatico tra Washington e Teheran si muovono contemporaneamente spiragli di dialogo e pesanti minacce militari. A Doha, in Qatar, sono ripartiti i colloqui indiretti tra le delegazioni statunitense e iraniana per raggiungere una soluzione duratura sulle tensioni bilaterali. Un dialogo complesso, condotto attraverso la mediazione dei diplomatici del Qatar e del Pakistan, che ha già fatto registrare i primi passi in avanti.
Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha confermato che gli incontri separati hanno registrato “progressi positivi”, permettendo di avanzare su alcune questioni chiave relative al memorandum d’intesa di Islamabad e basandosi sui risultati del precedente vertice del Lago di Lucerna. Al-Ansari ha precisato che i colloqui subiranno una momentanea pausa per riprendere subito dopo i solenni funerali di Stato dell’ex Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei.
Il prossimo round ufficiale di questi negoziati indiretti è già stato fissato per il 18 luglio, secondo quanto rivelato dall’emittente saudita Al-Hadath sulla base di fonti di alto livello, sebbene la sede dell’incontro non sia stata ancora comunicata.
Dagli Usa, l’amministrazione Trump ostenta totale sicurezza. Intervistato da Fox News, il vicepresidente statunitense JD Vance ha gettato acqua sul fuoco delle smentite ufficiali di Teheran (che nega l’esistenza di un canale di comunicazione diretto con la Casa Bianca), liquidandole come una deliberata “tattica negoziale persiana”. Inoltre, Vance ha assicurato che “erano previsti colloqui, colloqui tecnici, basati sui negoziati già avviati. Questi si terranno sicuramente domani”.
Il vicepresidente ha definito “affascinanti e frustranti” le dichiarazioni dei funzionari iraniani, che negano i colloqui di pace pur ammettendo l’esistenza di discussioni tecniche. Per gestire i dettagli sul campo, gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner si sono recati d’urgenza a Doha subito dopo l’annuncio presidenziale secondo cui l’Iran avrebbe richiesto l’incontro nella capitale qatariota.
A prescindere dall’esito, per la Casa Bianca la posizione di forza non è in discussione. Sebbene gli Stati Uniti “ovviamente” desiderino il successo del tavolo negoziale, Vance ha avvertito che gli Usa si trovano comunque in un’ottima posizione poiché il programma nucleare e l’apparato militare di Teheran sono stati di fatto “distrutti” dalle precedenti campagne. Se le trattative andranno in porto, l’Iran sarà “trasformato in modo permanente”, in caso contrario Washington non teme il fallimento.
Se la diplomazia sotterranea avanza, la retorica pubblica dei militari iraniani resta invece incendiarie, soprattutto sul controllo delle rotte petrolifere globali. Il Comando militare di Emergenza iraniano Khatam al-Anbiya ha inviato un severo monito agli Stati Uniti: “Tutte le petroliere e le navi commerciali sono obbligate a transitare esclusivamente lungo la rotta designata. Qualsiasi violazione dei protocolli di navigazione iraniani nello Stretto di Hormuz sarà accolta con una risposta immediata e decisa da parte delle forze armate. La continua presenza di aerei da combattimento statunitensi sullo Stretto di Hormuz mette in pericolo la sicurezza dell’intera regione”.
A surriscaldare il clima interno vi è anche la preparazione delle imponenti cerimonie funebri per la morte di Ali Khamenei, rimasto ucciso nei raid condotti da Stati Uniti e Israele all’inizio della guerra, il 28 febbraio. Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha diffuso una nota ufficiale per esortare “tutto il popolo iraniano” a scendere in piazza in massa a partire da sabato per “scrivere una pagina gloriosa nella storia dell’Iran islamico”. Nelle parole di Ghalibaf, la partecipazione popolare deve trasformarsi in un messaggio politico transnazionale: “La richiesta di vendetta della Nazione deve risuonare nelle orecchie del mondo intero”.
Alle esequie, previste in un clima di massima allerta geopolitica, parteciperanno anche le delegazioni dei paesi alleati della Repubblica Islamica: la Russia ha già confermato che a rappresentare ufficialmente Mosca alle cerimonie di Teheran sarà il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev.