NEW YORK – Il tribunale ha respinto gli ultimi dazi globali del 10 per cento imposti dal presidente Donald Trump, stabilendo che la misura non era giustificata dalla legge commerciale invocata dalla Casa Bianca.
La decisione, deliberata giovedì (ora locale) con un voto 2-1, rappresenta una nuova battuta d’arresto per la strategia tariffaria dell’amministrazione.
La Corte ha dato ragione a un gruppo di piccole imprese che aveva contestato i dazi entrati in vigore il 24 febbraio. Secondo i ricorrenti, la nuova misura era un tentativo di aggirare una precedente decisione della Corte Suprema, che aveva già bocciato i dazi del 2025 imposti da Trump tramite l’International Emergency Economic Powers Act. Dopo quella sconfitta, il presidente aveva cambiato base legale, ricorrendo alla Section 122 del Trade Act del 1974.
Quella norma consente al presidente di imporre dazi temporanei fino a un periodo di 150 giorni, con un tetto massimo del 15 per cento, per far fronte a gravi deficit della bilancia dei pagamenti o prevenire una svalutazione imminente del dollaro. La Corte ha però stabilito che i disavanzi commerciali citati da Trump non rientravano nel tipo di emergenza previsto dalla legge.
L’amministrazione aveva sostenuto che il deficit annuale statunitense nel commercio di beni, pari a circa 1.200 miliardi di dollari americani, e un disavanzo delle partite correnti pari al 4 per cento del PIL giustificassero l’intervento. Ma per molti economisti e giuristi commerciali, gli Stati Uniti non si trovano davanti a una vera crisi della bilancia dei pagamenti. È proprio su questa vulnerabilità che si è concentrata la sfida legale.
Jay Foreman, CEO del produttore di giocattoli Basic Fun!, ha definito la sentenza “una vittoria importante” per le aziende americane che dipendono da catene produttive globali. Secondo Foreman, dazi illegittimi rendono più difficile per imprese come la sua competere, crescere e offrire prodotti a prezzi sostenibili.
La decisione non chiude necessariamente il caso. L’amministrazione Trump dovrebbe presentare appello, con la possibilità che la disputa torni davanti alla Corte Suprema. Resta però il segnale politico: anche dopo aver cambiato strumento legale, la Casa Bianca non ha ancora trovato una via sicura per imporre dazi generalizzati senza l’approvazione del Congresso.
Per le imprese, la sentenza offre un po’ di chiarezza dopo mesi di incertezza. Per Trump, è un nuovo limite giudiziario a una politica commerciale costruita attorno all’idea che il presidente possa usare dazi ampi e rapidi come leva economica e negoziale.