ROMA – Donald Trump torna ad attaccare l’Italia, all’indomani della visita del suo segretario di Stato Marco Rubio a Roma per tentare di ricucire col Vaticano e con il governo Meloni dopo le precedenti bordate del presidente americano.
In una telefonata esclusiva con il Corriere della Sera, a una domanda sulla premier Giorgia Meloni, Trump ha ribadito: “L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei. E io ci sono sempre stato per l’Italia e così il mio Paese”. All’osservazione che Roma potrebbe fornire dragamine dopo il cessate il fuoco in Iran, il tycoon ha interrotto la giornalista del Corsera ripetendo ancora una volta: “L’Italia non c’era quando ne avevamo bisogno”. Un riferimento al mancato appoggio alla guerra di Usa e Israele contro Teheran e al diniego della base di Sigonella.
Nell’incontro tra Rubio e Meloni di venerdì, al di là dei toni cordiali e del rinnovato impegno a collaborare, nessuno sembra aver fatto un passo indietro, nonostante il desiderio di girare pagina. “Ottimo incontro con la premier italiana Meloni a Roma per rafforzare la duratura partnership strategica Usa-Italia”, aveva commentato Rubio su X, postando una foto dell’amichevole saluto tra i due a Palazzo Chigi.
Ma i rispettivi ‘readout’ dell’incontro sono scarni e vaghi. Con il capo della diplomazia americana che “ha sottolineato l’impegno degli Stati Uniti a una stretta collaborazione sulle priorità condivise”, dopo aver discusso “le sfide alla sicurezza regionale, tra cui quelle relative al Medio Oriente e all’Ucraina, e l’importanza della continua collaborazione transatlantica per affrontare le minacce globali”.
Nella nota di Palazzo Chigi si parla di un “ampio e costruttivo confronto” nel quale sono state affrontate “numerose questioni, dai rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti fino alle principali questioni internazionali, tra cui la crisi in Medio Oriente, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la stabilizzazione della Libia e il processo di pace in Libano e in Ucraina”.
“Un dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente”, conclude la nota.