MELBOURNE - Le conclusioni dell’indagine sulla morte di sei turisti nel Laos potrebbero tradursi in pene massime di appena un anno di carcere, provocando la reazione delle famiglie delle due diciannovenni australiane rimaste vittime dell’alcol contaminato.

Bianca Jones e Holly Morton-Bowles, entrambe di Melbourne, morirono nel novembre 2024 dopo avere bevuto bevande che si ritiene contenessero metanolo nella località turistica di Vang Vieng, frequentata ogni anno da migliaia di giovani arrivati da ogni parte del mondo.

Le autorità laotiane dovrebbero consegnare in giornata i risultati degli accertamenti. Secondo più ricostruzioni, le persone ritenute responsabili della distribuzione del liquore potrebbero essere incriminate per produzione di una sostanza pericolosa e gestione di un’attività illegale.

In caso di condanna per entrambi i reati, la pena massima prevista sarebbe di dodici mesi di detenzione, accompagnata da una multa di circa 1.600 dollari. Non sarebbero invece previste accuse per omicidio o omicidio colposo.

Oltre a Jones e Morton-Bowles, nello stesso incidente morirono due donne danesi, un cittadino statunitense e una turista britannica.

I genitori di Holly, Shaun Bowles e Samantha Morton, hanno chiesto al governo australiano di intervenire e valutare ogni possibilità di contestare le imputazioni. La coppia spera che un’iniziativa diplomatica dell’ultimo momento possa portare a capi d’accusa più gravi.

“È questo che vogliamo: giustizia”, ha dichiarato Morton, spiegando che la famiglia intende chiedere una revisione delle contestazioni non appena saranno formalizzate. Ha inoltre invitato istituzioni e soggetti in grado di contribuire a esercitare la propria influenza affinché le responsabilità vengano trattate in modo adeguato.

La madre della ragazza ha definito ingiustificabile la mitezza delle pene prospettate. La famiglia, ha aggiunto, attendeva un esito capace di riconoscere la gravità di quanto accaduto alle vittime.

Bowles ha riferito di avere ricevuto nel tempo indicazioni contraddittorie sul possibile sviluppo dell’inchiesta. Il padre si è detto particolarmente deluso perché una pena fino a dieci anni, ipotizzata per violazioni delle norme sulla sicurezza alimentare, sembrerebbe non essere più presa in considerazione.

“Stiamo cercando di capire quanto sta accadendo - ha dichiarato -. Non ci sono parole per descrivere quanto sia devastante”.

Diversi dipendenti del Nana Backpacker Hostel erano già stati incriminati per avere manomesso elementi di prova relativi a una delle morti. Nei loro confronti erano state imposte multe e pene detentive sospese.

Le famiglie attendono ora la pubblicazione formale degli atti e una risposta da Canberra, nella speranza che il governo federale possa chiedere alle autorità laotiane un esame più severo delle responsabilità penali.