BERLINO – Per la prima volta il CEO di Volkswagen Oliver Blume parla di cifre concrete rispondendo alle istanze dei lavoratori scesi in piazza la scorsa settimana a protestare con il sindacato IG Metall e il comitato aziendale: stando alle sue parole sono 50.000 i posti di lavoro a rischio per il gruppo di Wolfsburg che si trova di fronte alla più grande ristrutturazione nella storia dell’azienda.
Secondo Blume, che da tempo è impegnato a elaborare piani di austerità, la cifra deriva dal progetto di ridurre i costi di amministrazione, infrastrutture e supporto all’attività principale a un livello competitivo. Tali costi presso Volkswagen sarebbero ancora superiori del 20 per cento rispetto alla media delle aziende comparabili.
Attualmente si sta valutando in tutti i marchi, le società e le regioni quali adeguamenti siano “necessari e possibili”. Blume ha lasciato intendere che l’entità esatta della riduzione del personale non è ancora stata definita.
Nella giornata di lunedì l’amministratore delegato ha però rassicurato sulla possibile chiusura di quattro stabilimenti in Germania, affermando al Bild che esistono “soluzioni più intelligenti” per ridurre i costi rispetto allo stop agli impianti. “I nostri prodotti sono molto popolari, semplicemente non ne ricaviamo abbastanza. Ecco perché dobbiamo continuare a tagliare i costi, in ogni ambito”, aveva spiegato al giornale.
Da settimane i media parlano con insistenza dell’imminente chiusura degli stabilimenti di Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm e del taglio di oltre 100.000 posti di lavoro in tutto il mondo.
VW, che ridurrà gradualmente del 50% la gamma dei suoi modelli, deve fare i conti con i dazi statunitensi, i costi energetici, l’aumento della concorrenza e il calo vertiginoso della domanda proveniente dalla Cina. Il trend preoccupante è confermato dai numeri: da aprile a giugno le vendite del gruppo sono diminuite a 2,09 milioni di veicoli, il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; e il dato peggiora la prestazione del primo trimestre 2026, in cui il calo era stato già del 4%.
Nelle scorse settimane il consiglio di amministrazione ha addirittura descritto la situazione del gruppo come “una minaccia per la sua stessa esistenza”. Le dichiarazioni di Blume rilasciate in queste ultime ore rispondono in parte ai timori dei lavoratori, le cui manifestazioni hanno accompagnato la riunione del consiglio di sorveglianza di giovedì scorso. Durante quest’ultima, secondo i media, 12 dei 19 membri del consiglio hanno respinto il piano di misure di risparmio presentato.