WASHINGTON – Donald Trump ha annunciato la declassificazione di documenti d’intelligence che, secondo il presidente, dimostrerebbero una vasta operazione cinese ai danni delle infrastrutture elettorali statunitensi durante la penultima campagna presidenziale.

In un discorso dalla Casa Bianca, Trump ha parlato della più ampia compromissione di dati elettorali nella storia americana, sostenendo che la Repubblica Popolare Cinese avrebbe acquisito 220 milioni di fascicoli relativi agli elettori tramite attività illecite.

Il materiale, ha affermato, comprenderebbe informazioni provenienti da 18 Stati, tra cui nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altri dati utilizzabili nei processi di registrazione al voto.

Il presidente ha dichiarato che i documenti sarebbero stati esaminati da alti funzionari dell’intelligence e giudicati autentici. La raccolta sarebbe stata curata da un gruppo della Casa Bianca incaricato della trasparenza, insieme al President’s Intelligence Advisory Board.

Trump ha sostenuto che Pechino avrebbe creato unità dedicate allo sfruttamento delle informazioni acquisite. Ha inoltre accusato la Cina di aver operato per favorire una sua sconfitta, collegando il presunto intervento alle tariffe imposte dalla sua amministrazione sui prodotti cinesi.

Tra le affermazioni più gravi figura quella relativa a un presunto tentativo di produrre schede illegali a favore di Joe Biden. Trump ha attribuito l’informazione a materiale raccolto dall’FBI nel 2020, aggiungendo che sarebbe stato successivamente nascosto o ridimensionato.

Il presidente ha accusato funzionari dell’FBI, della CIA e della National Security Agency (NSA) di avere escluso informazioni dalle riunioni quotidiane destinate alla Casa Bianca. Secondo la sua ricostruzione, alcune comunicazioni interne dimostrerebbero che i contenuti vennero modificati per impedire che le accuse sull’interferenza cinese gli fossero sottoposte.

Trump ha anche citato un messaggio attribuito a una funzionaria federale che avrebbe parlato di un “governo ombra” impegnato a bloccare la diffusione delle informazioni.

Il secondo gruppo di documenti, ha sostenuto, mostrerebbe un tentativo coordinato da parte di elementi del cosiddetto “deep state” di nascondere la portata delle attività cinesi sia al presidente che all’opinione pubblica.

Le accuse sono state presentate direttamente da Trump e, nel materiale fornito, non sono accompagnate da riscontri indipendenti o da dichiarazioni pubbliche di conferma da parte delle agenzie coinvolte. Il presidente ha comunque affermato che la pubblicazione dei fascicoli inizierà immediatamente.

Tra gli elementi richiamati figura anche un presunto piano cinese per individuare giornalisti statunitensi critici nei confronti di Trump e pagarli affinché producessero altri contenuti negativi. Il presidente ha descritto questa attività come parte di una strategia più ampia per condizionare il risultato elettorale.

L’intervento si è trasformato anche in un attacco ai mezzi d’informazione. Trump ha accusato emittenti come NBC e ABC di avere scelto deliberatamente di non trasmettere il discorso per nascondere le sue contestazioni sul sistema elettorale.

Secondo il presidente, parti dei media avrebbero agito insieme per proteggere la sinistra radicale e impedire un confronto pubblico sulla sicurezza del voto.

Trump ha quindi chiesto al Congresso di approvare il SAVE America Act, un provvedimento destinato a introdurre nuovi requisiti e limitazioni nella registrazione degli elettori e nelle procedure di voto.

Ha invitato i cittadini a entrare in contatto con deputati e senatori per sollecitare un’approvazione rapida. L’iniziativa viene presentata dall’amministrazione come una risposta alle vulnerabilità delle macchine elettorali e dei sistemi di registrazione.

Il presidente ha sostenuto che senza elezioni libere e corrette gli Stati Uniti non possano considerarsi una democrazia pienamente protetta. Il discorso apre ora un nuovo fronte politico, con la Casa Bianca intenzionata a trasformare le accuse contro Pechino in una spinta per riformare le norme elettorali federali.