TOKYO – Il Giappone ha modificato la Legge sulla Casa imperiale senza rimuovere il divieto che impedisce alle donne di diventare imperatrici regnanti, alimentando nuovi timori sul futuro di una famiglia reale sempre più ristretta e avanti con gli anni.

La revisione approvata oggi conferma che soltanto gli uomini appartenenti alla linea paterna possono salire al trono. Le nuove disposizioni permetteranno inoltre l’adozione di discendenti maschi di rami lontani della dinastia e consentiranno alle principesse di conservare il proprio rango dopo il matrimonio con un cittadino comune.

La riforma punta a rafforzare la continuità di un’istituzione ereditaria che rivendica una storia di circa 1.500 anni, ma lascia irrisolto il problema principale: la scarsità di eredi maschi.

La figlia dell’imperatore Naruhito, la principessa Aiko, ha 24 anni ed è molto popolare, ma non può essere presa in considerazione per la successione. La linea passa quindi al fratello minore dell’imperatore, il principe ereditario Akishino, e poi al figlio diciannovenne Hisahito. Dopo di loro figura il principe Hitachi, zio novantenne di Naruhito.

Hisahito è stato il primo maschio nato nella famiglia imperiale in quattro decenni. Dei 16 membri adulti attuali, soltanto cinque sono uomini e non vi sono bambini.

Il primo ministro Sanae Takaichi e altri esponenti conservatori sostengono che la discendenza maschile sia l’unica fonte di legittimità dell’imperatore. La legge consente che la madre dell’erede sia una cittadina comune, ma impone che il padre appartenga alla famiglia reale.

Una delle misure più controverse prevede l’ingresso nella casa imperiale, tramite adozione, di uomini non sposati con almeno 15 anni discendenti da rami che persero il rango nel 1947. Si tratta di famiglie separate dalla linea di Naruhito da circa 600 anni e almeno 36 generazioni.

I critici ritengono che il provvedimento rappresenti un tentativo di impedire in modo definitivo una successione femminile. Hideya Kawanishi, esperto di monarchia dell’Università di Nagoya, ha parlato di una difesa della linea maschile “a ogni costo”.

Nella storia giapponese vi sono state otto sovrane. L’ultima, l’imperatrice Gosakuramachi, regnò dal 1762 al 1770. Il vincolo della discendenza paterna venne introdotto formalmente con la legge del 1890 e mantenuto nella versione del 1947.

La studiosa femminista Chizuko Ueno ha criticato il ruolo di Takaichi, prima donna alla guida del governo, accusandola di sostenere un sistema patriarcale. Secondo Ueno, le nuove norme riducono gli uomini della famiglia reale a strumenti per garantire la continuità dinastica e impongono alle donne il compito di generare figli maschi.

Le preoccupazioni riguardano anche la vita personale dei possibili nuovi membri. Asahiro Kuni, discendente di una delle famiglie escluse nel dopoguerra, ha detto che consiglierebbe ai propri parenti di rifiutare un eventuale invito, descrivendo la vita imperiale come un sacrificio gravoso e privo di libertà.

La seconda misura principale riguarda cinque principesse non sposate, tra cui Aiko e la cugina Kako. Potranno mantenere il titolo e continuare a svolgere compiti ufficiali dopo il matrimonio, ma coniugi e figli resteranno esclusi dalla famiglia reale.

Il dibattito resta quindi aperto. Molti cittadini ritengono Aiko la naturale erede di Naruhito, mentre storici ed esperti avvertono che l’attuale sistema potrebbe diventare impraticabile. Il governo aveva già valutato nel 2005 l’ipotesi di ammettere le donne al trono, ma accantonò il progetto dopo la nascita di Hisahito.