Una piazza gremita, il grande schermo illuminato e l’attesa per uno degli ospiti più amati della storia del cinema. Quella della settimana scorsa a Roma si è trasformata in una serata speciale, capace di richiamare migliaia di persone accomunate dalla voglia di ascoltare dal vivo il racconto di un protagonista assoluto del grande schermo. Sedie esaurite in pochi minuti, spettatori seduti sull’asfalto e tanti arrivati con largo anticipo pur di trovare un posto da cui assistere all’incontro.

L’ingresso di Robert De Niro è stato accolto da un lungo applauso. L’attore, con la consueta sobrietà, si è accomodato sul palco prima della proiezione di Novecento, dando il via a una conversazione che ha attraversato decenni di cinema, grandi registi, incontri decisivi e riflessioni sul valore dell’arte.

Il primo ricordo è stato dedicato a Bernardo Bertolucci e alla nascita di uno dei film più importanti della sua carriera. De Niro ha raccontato di aver conosciuto il regista in un momento cruciale del proprio percorso professionale, quando la sua carriera stava prendendo definitivamente il volo. L’offerta di interpretare Novecento arrivò poco dopo e non ebbe esitazioni nell’accettare.
“Era un regista straordinario - ha ricordato -. “Sentivo che quel progetto aveva qualcosa di speciale e volevo farne parte. Abbiamo lavorato a lungo e ho trascorso quasi dieci mesi impegnato nella realizzazione del film”.

Un’esperienza intensa che, a distanza di decenni, continua a rappresentare uno dei punti più alti della sua filmografia.
Parlando dell’opera, De Niro ha ricordato come all’epoca della sua uscita il film avesse suscitato discussioni e interpretazioni contrastanti. Più che soffermarsi sulle letture politiche, però, ha preferito mettere in evidenza la personalità del regista. “Non so come si definisse politicamente - ha spiegato -. So che era una persona che stava dalla parte della gente e di ciò che riteneva giusto”.

Da questo ricordo è nata una riflessione più ampia sul significato dell’arte e sulla sua capacità di attraversare il tempo. Secondo De Niro, un’opera non deve necessariamente essere compresa o apprezzata nel momento in cui viene realizzata. Spesso è il passare degli anni a modificarne la percezione, rendendola ancora più attuale alla luce dei cambiamenti della società e della storia. “Un’opera può non essere accolta bene quando esce, ma questo non significa che molti anni dopo non possa acquisire un significato ancora più profondo. L’arte resta, continua a parlare alle persone e non perde il suo valore.”

Il dialogo si è poi spostato sugli incontri che hanno segnato la sua lunga carriera. Tra questi, un posto speciale è stato riservato a Martin Scorsese, il regista con cui ha costruito uno dei sodalizi artistici più importanti della storia del cinema. De Niro ha ricordato il primo incontro e il rapporto di fiducia che negli anni ha dato vita a film diventati dei classici. Parlando del regista, ha sottolineato quanto si senta fortunato ad aver avuto l’opportunità di lavorare insieme a lui in numerose occasioni, lasciando intendere che non esclude una futura collaborazione.

Tra gli episodi raccontati, uno dei più curiosi riguarda Joe Pesci. De Niro ha ricordato di averlo visto recitare in un film poco conosciuto e di essere rimasto immediatamente colpito dalla sua interpretazione. Fu lui stesso a suggerirne il nome, convinto che fosse l’attore ideale nonostante altri interpreti sembrassero più adatti dal punto di vista fisico. Una scelta che si sarebbe rivelata decisiva e che avrebbe dato vita a una delle collaborazioni più apprezzate dal pubblico.

Sono poi emersi anche i ricordi legati ad altri grandi protagonisti del cinema. De Niro ha parlato con affetto di Meryl Streep, definendola un’attrice straordinaria e una collega capace di rendere speciale ogni esperienza sul set. 

Parole di grande stima anche per Al Pacino, con cui ha condiviso alcune delle scene più celebri della storia del cinema contemporaneo. Ripensando al loro lavoro insieme, ha sottolineato quanto fosse naturale il modo in cui ciascuno interpretava il proprio personaggio, contribuendo a creare un equilibrio che ancora oggi viene ricordato come uno dei momenti più intensi del cinema americano.

Tra i ricordi non poteva mancare quello dedicato a Il Cacciatore. De Niro ha raccontato che ad attirarlo verso il progetto fu inizialmente una semplice immagine allegata alla sceneggiatura. Bastò quella fotografia a incuriosirlo e a convincerlo ad approfondire il copione, fino alla decisione di partecipare al film.

Uno dei passaggi più emozionanti è stato però il ricordo di Sergio Leone. L’attore ha descritto il regista come una persona dotata di grande sensibilità e di un notevole senso dell’umorismo, raccontando un episodio avvenuto durante le riprese di C’era una volta in America. In un momento di difficoltà nell’interpretare una scena, chiese a Leone di mostrargli direttamente come la immaginava. Il regista accettò e iniziò a recitare lui stesso la sequenza. “Appena l’ho visto interpretarla ho capito immediatamente cosa volesse trasmettere”, ha ricordato De Niro.