LONDRA – Pauline Hanson è tornata al centro del dibattito politico dopo un’intervista concessa nel Regno Unito a Tommy Robinson, esponente dell’estrema destra britannica, durante la quale ha formulato accuse contro immigrati e cittadini musulmani australiani.
La leader di One Nation ha sostenuto che i problemi attuali sarebbero iniziati nel 1973, quando il governo di Gough Whitlam completò lo smantellamento della White Australia policy, l’insieme di norme e pratiche introdotte dopo il 1901 per limitare l’immigrazione non europea e preservare una società prevalentemente bianca e britannica.
Nel colloquio, registrato durante la visita della senatrice nel Regno Unito e diffuso oggi, Hanson ha affermato che molti immigrati arriverebbero in Australia “solo per il sistema assistenziale” o per poter accedere al National Disability Insurance Scheme (NDIS).
Robinson, il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon, ha chiesto alla senatrice come l’Australia fosse arrivata ad accogliere comunità pakistane, somale e africane, descrivendole con toni negativi. Hanson ha risposto richiamando la fine delle politiche discriminatorie e contrapponendo le migrazioni europee del dopoguerra a quelle più recenti.
Secondo la leader di One Nation, italiani, greci, tedeschi e polacchi avrebbero imparato l’inglese e si sarebbero integrati, mentre una parte dei nuovi arrivati cercherebbe soprattutto sussidi e prestazioni assistenziali pubbliche. Ha poi sostenuto che nei quartieri a forte presenza islamica vi sarebbero numerosi casi di persone che approfittano indebitamente dell’assistenza NDIS.
Hanson ha citato alcune aree di Western Sydney, compresa Lakemba, oltre a Brisbane e Melbourne. Ha tuttavia aggiunto che anche un numero di australiani non musulmani abusano del sistema.
Alla domanda sulla popolazione islamica nel Paese, la senatrice ha indicato una quota del quattro per cento, pari a circa un milione di persone, facendo riferimento al censimento del 2021. I dati ufficiali riportano invece il 3,2 per cento, corrispondente a circa 813mila residenti.
La discussione ha assunto toni ancora più controversi quando Hanson ha affermato che le famiglie islamiche avrebbero più figli perché il Corano insegnerebbe loro che “Allah provvederà”. Ha quindi aggiunto che, nei fatti, sarebbe il contribuente australiano a finanziare quelle famiglie.
L’incontro con Robinson ha suscitato critiche per il passato giudiziario dell’attivista, condannato in precedenza per reati tra cui aggressione, frode e oltraggio alla corte. Durante la visita, Hanson ha anche percorso una strada di Luton insieme a lui, mentre Robinson attribuiva il declino della zona alla immigrazione islamica.
La senatrice ha respinto le contestazioni ricevute e ha dichiarato che non si scuserà per l’incontro. In un’intervista televisiva destinata ad andare in onda domenica, ha sostenuto di avere visto a Luton ciò che l’Australia potrebbe diventare.
Nel podcast si è parlato anche del futuro di One Nation. Hanson ha indicato la figlia Lee come possibile dirigente del partito, precisando però di non voler favorire percorsi fondati sul nepotismo. Lee Hanson lavora come consulente del senatore del New South Wales Sean Bell e non è riuscita a ottenere un seggio al Senato in Tasmania alle ultime elezioni federali.
Barnaby Joyce ha preso le distanze da molte posizioni di Robinson, ma ha affermato che il fenomeno politico e sociale rappresentato dall’attivista britannico non può essere ignorato.
La vicenda segue di poche settimane il licenziamento di Karl Stefanovic da Nine dopo un’altra intervista ritenuta controversa con Robinson. L’episodio era stato rimosso dalle piattaforme dal conduttore, ma successivamente reso di nuovo accessibile da One Nation.