Che The Odyssey di Christopher Nolan si sarebbe annunciata come un’esperienza visiva straordinaria era prevedibile, ma sorprende la meraviglia che il film, in programmazione nelle sale australiane, riesce a creare nelle quasi tre ore di durata. La forza del capolavoro di Omero resta intatta proprio perché Nolan sceglie di non piegarlo troppo alle logiche hollywoodiane. Lo spettatore torna bambino davanti alle immagini mitiche dell’opera: dal cavallo di legno abbandonato sulla spiaggia nella splendida scena iniziale alla terrificante apparizione di Polifemo, rappresentato con un originale occhio verticale mentre divora i compagni di Ulisse. Grande impatto hanno anche le battaglie, accompagnate dalle musiche epiche e ossessive di Ludwig Göransson, che ha costruito il suono del film anche attraverso 35 gong di bronzo.

Al centro della storia restano tre temi universali. Il primo è la “legge di Zeus”, la xenía, il sacro principio dell’ospitalità: accogliere lo straniero con rispetto e protezione, mentre l’ospite deve evitare ogni abuso e ricambiare il dono ricevuto. Il secondo è la lettura di Ulisse come vittima di un disturbo da stress post-traumatico, segnato dagli orrori vissuti durante la guerra di Troia e dalle ferite interiori che ne hanno rallentato il ritorno a casa. Il terzo riguarda la maledizione dei morti insepolti: nella cultura greca la sepoltura era un dovere religioso fondamentale, senza il quale le anime restavano escluse dal mondo dei morti. Cast stellare con Matt Damon e Anne Hathaway (nella foto con il regista), Tom Holland, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya e Charlize Theron. Le prime recensioni americane parlano di trionfo cinematografico, capolavoro visivo e possibile candidato agli Oscar, anche se non mancano critiche per i dialoghi moderni e alcune libertà storiche.