SANAA - Il fragile equilibrio raggiunto tra i ribelli yemeniti e l’Arabia Saudita rischia di crollare dopo una nuova serie di attacchi e minacce dirette contro infrastrutture strategiche del regno.
Il leader degli Houthi, Abdul Malik al-Houthi, ha dichiarato che impianti petroliferi, aeroporti, porti e altre strutture essenziali saudite diventeranno obiettivi di missili e droni qualora Riad intensifichi la propria partecipazione alle ostilità.
Il monito viene diffuso dopo il lancio di missili contro il territorio saudita. Il gruppo ha accusato l’Arabia Saudita di avere bombardato lunedì un aeroporto sotto il suo controllo, segnando una rottura della tregua informale che da circa quattro anni aveva ridotto gli scontri diretti tra le parti.
“L’equazione reale è aeroporto di Sanaa contro aeroporto di Riad, aeroporti contro aeroporti, porti contro porti e blocco contro blocco”, ha affermato al-Houthi durante un discorso trasmesso in televisione.
Il movimento, sostenuto dall’Iran, ha già colpito in passato il settore energetico saudita. Nel 2019 rivendicò gli attacchi contro due importanti impianti petroliferi, che provocarono una temporanea riduzione di oltre la metà della produzione di greggio del regno.
Nel 2022 furono colpite altre strutture legate all’energia. In quell’occasione, la coalizione guidata da Riad riferì che un deposito di prodotti petroliferi della compagnia Aramco, a Gedda, era stato centrato e aveva preso fuoco.
Le nuove minacce riaccendono i timori per la sicurezza delle forniture energetiche e delle rotte commerciali nella penisola arabica. Un ritorno agli attacchi sistematici contro impianti e terminali potrebbe avere conseguenze oltre i confini regionali, incidendo sui mercati petroliferi e sulla navigazione.
Lo Yemen è precipitato nella guerra civile più di dieci anni fa, dopo che gli Houthi conquistarono la capitale Sanaa. Nel 2015 l’Arabia Saudita intervenne militarmente alla guida di una coalizione per sostenere il governo riconosciuto dalla comunità internazionale.
Da allora il conflitto ha prodotto una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. Il Paese resta diviso tra l’amministrazione sostenuta da Riad, con sede ad Aden, e il governo de facto degli Houthi nella capitale.
La tregua degli ultimi anni aveva ridotto l’intensità degli scontri transfrontalieri senza però risolvere le cause della guerra. Le nuove accuse reciproche mostrano quanto l’intesa resti vulnerabile e quanto rapidamente lo Yemen possa tornare al centro di un confronto regionale più ampio.