ROMA - Il via libera definitivo deve ancora arrivare, ma è già pronta la mobilitazione fuori dal Parlamento sulla riforma della legge elettorale.
E così, mentre in commissione alla Camera si consuma l’ultimo scontro sulle preferenze, un gruppo di giuristi, politici ed esponenti della società civile sta già studiando i possibili ricorsi da presentare, da metà ottobre, in una trentina di tribunali puntando a ottenere una sentenza della Consulta prima che si torni alle urne.
L’idea, spiega il professore Roberto Zaccaria che sta coordinando il gruppo, è quella di “ricreare lo spirito del referendum” facendo viaggiare in parallelo una serie di iniziative sui territori (a partire da lunedì ci saranno appuntamenti da Milano a Bari) e i ricorsi che partiranno non appena il testo sarà in Gazzetta. “A ottobre si depositeranno - sottolinea Zaccaria - e orientativamente entro tre mesi” la questione potrebbe essere sollevata alla Consulta dai tribunali che ne valuteranno “la non manifesta infondatezza”.
A quel punto, calcola l’ex parlamentare, si sarebbe a gennaio e quindi la sentenza della Consulta dovrebbe arrivare prima che si chiuda la legislatura. Intanto procede il percorso del provvedimento a Montecitorio. Non sono previste sorprese in commissione dove sono stati bocciati alcuni emendamenti, compreso quello unitario delle opposizioni per cancellare i capolista bloccati e lasciare solo preferenze.
Così “è una presa in giro”, sottolinea la Dem, Simona Bonafè, mentre Alfonso Colucci di M5s parla di “preferenze farlocche”. Il Pd denuncia, tra l’altro, un “paradosso” legato alla possibilità di correre con le preferenze anche per candidati che sono nel listone e che, quindi, in caso di vittoria del premio, potrebbero ottenere il seggio a differenza di loro colleghi che ne hanno, magari prese di più. Un “ircocervo che rischia di prendere in giro gli elettori”, osserva il Dem, Federico Fornaro. È il “lodo Flaiano” ironizza Gianni Cuperlo: “In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco”.
Altro nodo aperto resta quello delle firme con un appello siglato da Pd-M5s-Avs-+Eu a una modifica o quantomeno ad attivare la raccolta online. Appello non sottoscritto, però, da Italia viva, che resta sempre additata di voler disincentivare formazioni concorrenti al centro della coalizione come quella di Onorato. A difendere la riforma il portavoce dei relatori di FdI, Angelo Rossi, per il quale il testo “spinge alla coerenza”.
Gli occhi sono comunque puntati sui prossimi giorni e sui due voti segreti che ci saranno in Aula: sulle pregiudiziali, il primo ottobre e, soprattutto, quello finale, che dovrebbe esserci l’8 ottobre. Per il resto ci saranno i voti di fiducia, autorizzati dal Cdm durante il quale la premier Giorgia Meloni ha fatto un appello a tutti alla massima presenza in Aula. Del resto è chiaro a tutti quanto sia delicato questo passaggio. “Mi sembra non del tutto improbabile” che la maggioranza “si frantumi” nel voto segreto dice Giuseppe Conte che aggiunge però che in quel caso “sarebbe un fatto politico rilevantissimo”.