SYDNEY - Ahmed Al Ahmed, l’uomo celebrato come eroe dopo aver disarmato uno degli attentatori durante l’attacco terroristico di Bondi Beach, è stato incriminato in relazione a un incidente avvenuto in famiglia.
La NSW Police ha confermato che mercoledì 3 giugno 2026 al 44enne è stato notificato un ordine di comparizione per aggressione in un contesto domestico e per stalking o intimidazione con l’intento di generare timore di danno fisico. Secondo quanto riferito, l’accusa riguarda un presunto incidente occorso il 9 marzo in una abitazione di Bankstown, nel sud-ovest di Sydney, durante il quale Al Ahmed avrebbe bloccato il padre con una presa al collo.
Al Ahmed dovrà comparire davanti alla Bankstown Local Court il 29 luglio. Interpellato da ABC, ha respinto la ricostruzione: “Sono informazioni false, non è vero affatto”, ha detto, aggiungendo di non poter fornire dettagli sul caso. Al Ahmed ha spiegato che la sua priorità resta la salute, con ulteriori interventi chirurgici previsti al braccio ferito durante l’attentato di Bondi.
La vicenda si sviluppa dopo mesi complessi per Al Ahmed, salito alla ribalta mondiale per le immagini in cui lo si vede avvicinarsi alle spalle di uno degli attentatori, Sajid Akram, affrontarlo, strappargli il fucile e ostacolare l’attacco. Durante quell’azione fu colpito più volte al braccio e dovette sottoporsi a diversi interventi. Il primo ministro Anthony Albanese lo visitò in ospedale e lo definì un eroe. Raccolte fondi aperte dopo l’attacco superarono i 2,5 milioni di dollari, mentre Al Ahmed ricevette le chiavi del comune di Canterbury-Bankstown, dove vive, e di Waverley.
Nel quadro familiare, Al Ahmed avrebbe anche riferito di forti tensioni con due fratelli arrivati dal Medio Oriente dopo essere venuti a conoscenza dell’ingente somma pervenutagli dalla raccolta fondi. Secondo la sua versione, i due avrebbero cercato di ottenere da lui 100mila dollari ciascuno, usando minacce e violenza fisica, e lo avrebbero costretto a trasferirsi in una casa a Sans Souci. Queste affermazioni non risultano al centro delle accuse annunciate dalla polizia, ma aggiungono un elemento di ulteriore complessità alla situazione personale dell’uomo.
Il caso resta ora nelle mani del tribunale. Per la polizia, le accuse dovranno essere esaminate secondo il normale percorso giudiziario. Per Al Ahmed, che nega ogni addebito, la comparizione di luglio sarà il primo passaggio formale per contestare la versione dell’accusa.