ROMA - La legge di bilancio per il 2026 parte con un ammontare complessivo di circa 16 miliardi di euro, di cui oltre 6 arriveranno da entrate dello Stato e quasi 10 derivanti da interventi sulla spesa pubblica.
La manovra proseguirà nel solco tracciato dalla legge dello scorso anno, con l’obiettivo di ridurre le tasse soprattutto per il ceto medio e di garantire un ulteriore finanziamento al Servizio Sanitario Nazionale. Previsti anche incentivi per stimolare gli investimenti industriali e nuove misure di sostegno alle famiglie e alla natalità, come il potenziamento del bonus per le mamme lavoratrici.
Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che traccia le linee guida della manovra, sarà formalizzato nelle prossime settimane nel Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles entro il 15 ottobre e poi dettagliato nel disegno di legge atteso in Parlamento per il 20 ottobre.
Gli obiettivi di finanza pubblica restano allineati alle regole europee. In particolare, l’Italia punta a uscire dalla procedura per deficit eccessivo, una sorta di “cartellino giallo” che l’Unione europea assegna agli Stati quando il loro debito o deficit pubblico supera limiti considerati pericolosi.
Ogni nuova misura dovrà rispettare la “spesa netta”, che indica quanto lo Stato può spendere senza superare i vincoli fissati dall’Europa. Questo limita la possibilità di usare margini aggiuntivi di deficit per finanziare nuove iniziative a circa 2,3 miliardi di euro, in calo rispetto agli anni scorsi.
Le coperture arriveranno per i sedici miliardi previsti arriveranno sia da nuove entrate che da tagli alla spesa, che interesseranno i ministeri in base all’andamento del piano di monitoraggio. Tra le entrate potrebbe esserci anche un contributo delle banche, stimato tra 2,5 e 3 miliardi, ancora da confermare.
Il governo mantiene una linea di prudenza per garantire l’equilibrio dei conti. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che l’obiettivo è assicurare la sostenibilità della finanza pubblica e gestire il debito, che continuerà a crescere fino al 2026 e potrà iniziare a scendere solo dal 2027.
Secondo il ministro, questo aumento del debito è un’eredità di politiche passate poco attente e va affrontato per liberare spazi di manovra e favorire lo sviluppo economico.
Il capogruppo Pd in Senato, Francesco Boccia, ha criticato aspramente il documento: “Non si vede un’idea chiara per la crescita del Paese. Quello che emerge sono solo tagli al sociale e una riduzione drastica degli investimenti pubblici, con effetti negativi su servizi essenziali e sviluppo economico”.
Avs definisce la manovra come “una triste svolta per il Paese”, aggiungendo che “il Documento conferma la sensazione di essere in piena economia di guerra, dove si agisce più per contenere spese che per stimolare crescita e occupazione”.
Anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, interviene promettendo alternative: “Dalla Leopolda presenteremo proposte concrete per una manovra diversa, capace di sostenere famiglie, imprese e giovani, senza limitarsi a seguire i vincoli europei come scusa per non investire nel futuro dell’Italia”.
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha valutato lo scenario delineato nel Dpfp come “accettabile”, ma evidenzia rischi legati ai conflitti internazionali e alla dinamica degli investimenti, sottolineando l’incertezza delle stime.