CANBERRA – L’Australia si prepara a un futuro con meno nascite, una popolazione più anziana e una quota crescente di pensionati sostenuta da una base più ristretta di lavoratori, secondo le nuove proiezioni dell’Intergenerational Report.

Il documento, il settimo dalla sua introduzione sotto l’allora ministro del Tesoro Peter Costello e il secondo pubblicato durante il mandato di Jim Chalmers, prevede per la prima volta che entro il 2066 il numero dei decessi supererà quello delle nascite.

Il tasso di fertilità, oggi pari a 1,44 figli per donna, è già inferiore alla soglia di sostituzione e dovrebbe scendere a 1,34 entro i prossimi quarant’anni.

Con un saldo migratorio netto assunto a 235mila persone all’anno, la crescita della popolazione rallenterebbe progressivamente fino allo 0,6 per cento.

Il rapporto attribuisce il calo della natalità, osservato in gran parte delle economie sviluppate, a diversi cambiamenti sociali: maggiore accesso alla contraccezione, livelli di istruzione più elevati, maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, permanenza più lunga nella casa dei genitori e formazione più tardiva delle coppie.

Quasi tutte le economie avanzate registrano ormai tassi di fertilità inferiori al livello di sostituzione di 2,1 figli per donna e, secondo il rapporto, nessuna è riuscita finora a invertire stabilmente questa tendenza.

Chalmers ha escluso un ritorno immediato al baby bonus introdotto durante il governo Howard, ma ha ribadito che l’esecutivo intende ridurre gli ostacoli economici alla formazione di una famiglia.

Il ministro ha indicato come strumenti principali l’ampliamento dell’accesso all’educazione della prima infanzia, l’estensione del congedo parentale retribuito e il versamento della superannuation durante lo stesso periodo.

L’Australia aveva registrato un temporaneo aumento della fertilità quando Costello introdusse un pagamento una tantum per ogni neonato.

Il portavoce dell’opposizione per l’Industria Andrew Hastie si è detto “aperto” a rivalutare quella misura, pur riconoscendo che tra gli economisti non esiste consenso sulla sua reale efficacia.

Il sottosegretario al Tesoro Andrew Leigh ha invece sostenuto che il fattore più importante per favorire un aumento delle nascite è rendere più accessibile l’assistenza all’infanzia.

“Non si vuole che le donne, in particolare, debbano scegliere tra carriera e famiglia”, ha dichiarato.

Leigh ha inoltre difeso l’obiettivo del governo di ridurre il saldo migratorio netto a 225mila persone entro il 2028, definendolo coerente con le esigenze dell’economia.

La direttrice generale del Grattan Institute Aruna Sathanapally ha però avvertito che una riduzione più marcata dell’immigrazione aumenterebbe il peso fiscale sui lavoratori chiamati a finanziare una popolazione sempre più anziana.

Secondo le proiezioni, con un saldo migratorio di 185mila persone e un tasso di fertilità sceso a 1,24, nel 2066 la popolazione australiana sarebbe inferiore di 1,9 milioni, attestandosi a 37,4 milioni, mentre l’economia sarebbe ridimensionata al 7,4 per cento.

Il tenore di vita pro capite cambierebbe però poco: il reddito reale lordo medio scenderebbe di appena 400 dollari, a 149.100 dollari.