FIRENZE - “Io sono qua per vincere, non inizio mai qualcosa per perdere. Sono qua per cercare di vincere il più velocemente possibile, e sono convinto che ce la faremo. Sono poi curioso di vedere i ragazzi più giovani all’opera, costruire una squadra con questi ragazzi mi incuriosisce, e sono sicuro che avremo soddisfazioni. Qualcosa nei prossimi quattro anni porteremo a casa, sono sicuro di questo perché un po’ di giocatori ne capisco e vedo che hanno le qualità e vanno solo messi alla prova, va data loro la possibilità di giocare”. Idee chiare, concetti semplici, frasi dirette. Roberto Mancini è tornato in quella che può da sempre considerare la sua seconda casa, Coverciano, sede per antonomasia delle Nazionali azzurre. Da poche settimane è tornato il ct dell’Italia, chiamata come lui a riscattarsi: la Nazionale dalla terza consecutiva mancata qualificazione al Mondiale, l’allenatore jesino da due anni di oblio in Medio Oriente. “Io parto sinceramente per avere una squadra che domina, che giochi bene, una squadra che riesca sempre a dare il massimo. Poi non si può sempre vincere, è chiaro, ma noi cercheremo di partire per far questo, per vincere. Siamo tutti molto positivi, quindi di negativo non abbiamo niente”, ha aggiunto Mancini che poi ha detto di vivere questo ritorno in Nazionale “come una sfida e come un ulteriore capitolo della mia carriera”.
“Quando siamo tornati qui, ero molto felice, abbiamo passato momenti molto belli e quando poi veniamo qua e ci sono le foto che ricordano tutti i trofei, penso che sia la cosa più bella che ci possa essere - ha confessato -. Quanto fatto in passato rimane lì, per sempre. Se qualche tifoso si sente tradito si può anche arrabbiare, per riconquistarli noi dobbiamo cercare di fare le cose per bene, cercare di riportare la Nazionale dove merita, e poi le cose si sistemeranno”. Per costruire una Nazionale forte e vincere “non sappiamo di quanto tempo abbiamo bisogno. Bisogna essere molto veloci nel capire i giocatori che possono stare con noi e che possono rimanere a lungo. Quelli più esperti li conosciamo tutti, anche quelli che sono rimasti a casa e che possono esserci utili in qualsiasi momento. Questa volta siamo partiti più tardi, l’altra volta grazie a delle amichevoli avevamo anche la possibilità di sbagliare, ora ci sono partite ufficiali, dobbiamo cercare subito di vincere, avanzare velocemente e risalire nel ranking”.
Pochi ma definiti i messaggi che Mancini intende subito trasferire ai giocatori a sua disposizione in questo lungo ritiro che vedrà l’Italia disputare in due settimane esatte quattro partite di Nations League. “Per vincere devi essere una squadra che gioca bene, una squadra che si diverte e che tutte le volte che si ritrova ha voglia di fare qualcosa di importante. Dico divertirsi soprattutto perché nello sport se poi non ti diverti non riesci neanche a raggiungere i risultati. Noi abbiamo una grande fortuna, che il nostro lavoro è la nostra passione, il fatto di essere felici, giocare per far qualcosa di bello è la cosa più importante”. Parlando poi delle prime convocazioni, che hanno già subito le prime defezioni per infortuni, con Cristante e Dimarco out, sostituiti da Ricci e Ruggeri, Mancini ha spiegato: “Non ho voluto stupire. Se avessi chiamato tutti i giocatori avanti un po’ con l’età, si sarebbe detto che chiamavo sempre i soliti. Invece ho chiamato giocatori giovani perché penso che sia giusto averli qui in modo che li possa conoscere direttamente, per avere una squadra in futuro molto forte. Per sapere chi può esserci utile nei prossimi quattro anni avevamo bisogno di convocare più giocatori del solito, anche perché ci sono quattro partite, e vedere il talento sul campo. Chi è qui pensiamo che anche fisicamente possa dare tanto, e per noi sarà importante inserire il prima possibile tutti nel gruppo, anche chi ora è infortunato”.
“Cercheremo di fare qualcosa di bello e di positivo, naturalmente non ci riusciremo domani, servirà tempo ma faremo il massimo per raggiungerlo il più velocemente possibile”, la promessa. È un Mancini che ha evitato polemiche su chi sottolinea come rispetto anche alla sua prima avventura dal ct non ci sia stata un’inversione di tendenza sul numero di italiani nei nostri campionati. “Non credo che possiamo lamentarci, dobbiamo trovare una soluzione a questo problema, ed è nell’andare a vedere e scegliere velocemente certi giocatori. A volte, come Zoma in questo caso, o altri, potrebbero avere il passaporto, e uno rischia di perderli, quindi dobbiamo individuare giocatori che abbiano qualità tecniche, sperando che in poco tempo diventino bravi a giocare a livello alto. Zoma è andato in Germania, gioca nella serie B tedesca, un campionato di livello, sta facendo bene e quindi gioca con continuità”. A Coverciano incombe anche l’ombra del caso tesseramento che riguarda il presidente della Figc, Giovanni Malagò. “Ho parlato con lui, è molto tranquillo, ci ha tranquillizzato, noi dobbiamo pensare a quello che è il nostro lavoro in questo momento, pensare a far bene e a vincere la prima partita col Belgio che non sarà così semplice”.
Il ct ha parlato poi della nuova capodelegazione azzurra Diana Bianchedi. “Ha fatto la storia di uno sport importantissimo, soprattutto per la mia città, quindi la conoscevo da tempo, anche se non personalmente. Ha vissuto momenti indimenticabili dello sport italiano quindi non può che esserci di aiuto per l’esperienza che ha”. Mancini ha anche parlato del nuovo metro arbitrale in serie A. “Ho sempre pensato che l’Italia giocava a ritmo inferiore perché si fischiavano troppi falli e mezzi falli. In Premier League invece non fischiano quasi mai, quindi il ritmo alto lì c’è anche per quello. Sono felice di questo nuovo metro arbitrale” ha spiegato il ct, che fa spallucce sul poco spazio trovato fin qui dagli attaccanti azzurri in serie A. “Kean e Pio Esposito partiti dalla panchina nell’ultimo week-end? Se pensiamo a questo ci abbattiamo, e non va bene, quindi noi dobbiamo cercare di trovare le soluzioni. Non hanno giocato, giocheranno più avanti”.