LA PAZ – Il presidente della Bolivia, Rodrigo Paz, ha annunciato l’eliminazione del sussidio al diesel, poche ore dopo che il Parlamento ha approvato un accordo da 1,9 miliardi di dollari con il Fondo monetario internazionale (Fmi).

Il messaggio, registrato e diffuso nella notte tra venerdì e sabato dal canale statale e sui social del presidente, stabilisce un prezzo unico per il carburante, legato alla quotazione internazionale.

Finora era in vigore un sistema differenziato, con una tariffa di 16,50 boliviani per i grandi consumatori e di 9,80 per i trasportatori. Paz ha spiegato che il nuovo valore fluttuerà in base al mercato mondiale e potrà diminuire se i prezzi scenderanno all’estero.

Ha inoltre collegato la decisione alla lotta contro il contrabbando perché, secondo quanto ha affermato, le differenze di prezzo alimentavano il dirottamento del carburante verso il mercato nero e i Paesi vicini.

Per compensare l’impatto, il governo ha promesso un pacchetto di dieci misure. Comprende il bonus Pepe II, che raggiungerà circa 2,9 milioni di beneficiari, e fino a 800 milioni di boliviani in crediti agevolati per trasportatori di carichi pesanti, lavoratori dei settori commerciali, artigiani e commercianti al dettaglio.

Inoltre aumenta il bonus Juancito Pinto, un aiuto per la scolarizzazione (da 200 a 300 boliviani), vengono eliminati i dazi sull’importazione di beni strumentali e fattori produttivi e viene prorogato per 120 giorni il “perdonazo” fiscale, una regolarizzazione dei debiti con il fisco che riguarderà 200mila contribuenti.

Sono inoltre previste opere di pavimentazione con la promessa di migliaia di posti di lavoro.

L’annuncio anticipa il calendario finora conosciuto. Secondo Infobae, tra gli impegni assunti con il Fmi figura l’eliminazione del sussidio ai carburanti a partire dal 2027, mentre i prezzi fissi del diesel e della benzina avrebbero dovuto restare in vigore fino a dicembre.

Non è ancora chiaro cosa accadrà con la benzina. L’Esecutivo aveva già affrontato proteste sulla questione. All’inizio di settembre, i produttori agricoli hanno bloccato le strade per chiedere l’abrogazione di un decreto che rendeva più caro il diesel.

L’accordo con il Fmi è stato approvato venerdì al Senato come Legge 723, un giorno dopo il via libera della Camera dei Deputati. Autorizza un finanziamento di 1,369 miliardi di diritti speciali di prelievo, l’unità di conto dell’organismo, equivalenti a 1,9 miliardi di dollari. Il termine per il rimborso arriva a dieci anni da ciascuna erogazione, con un tasso variabile del 3,47%, mentre l’ammortamento inizia dopo quattro anni e sei mesi.

Il ministro dell’Economia, Christian Morales, ha dichiarato davanti ai senatori che il programma consente l’accesso ad altri 5 miliardi di dollari da parte di organismi multilaterali – come la Banca Mondiale, la Caf (Banco de desarrollo de America Latina y Caribe) e la Bid (Banco interamericano de desarrollo) – e che i fondi non saranno utilizzati per la spesa corrente.

Il governo si è posto due obiettivi: ridurre il deficit fiscale al 2% e portare le riserve internazionali a 9 miliardi di dollari nel 2031.

Il punto di partenza è difficile. La Bolivia soffre da tempo di una carenza di valuta estera, il 29 giugno è passata a un regime di cambio flessibile dopo 15 anni di cambio fisso e solo ora sta restituendo ai risparmiatori i dollari che erano rimasti soggetti a restrizioni per due anni.

Per il lettore argentino, la ricetta risulta familiare: taglio dei sussidi con il sostegno del Fmi e compensazioni mirate. La Bolivia, inoltre, è un Paese vicino. Pablo Quirno ha raccontato nella sua intervista a Infobae che l’Argentina è stato il Paese che ha aiutato maggiormente La Paz a maggio 2026, con appoggio logistico e umanitario in occasione della grave carenza i beni essenziali, a causa di blocchi stradali di protesta che avevano paralizzato il Paese.