BERLINO - L’obiettivo minimo della Cdu era superare la soglia di sbarramento nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e confermarsi primo partito a Berlino. L’esito del doppio appuntamento elettorale si è invece trasformato in una disfatta senza precedenti: nel Land orientale i cristiano-democratici sono scesi sotto il 5%, rimanendo per la prima volta esclusi da un Parlamento regionale, mentre nella capitale si sono fermati al 18,8%, non lontani dal 16,3% di Alternative für Deutschland (AfD) e staccati dal 25,7% incassato da Die Linke. 

All’indomani del voto, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha provato a blindare la sua posizione durante una conferenza stampa nella sede del partito, definendo le consultazioni “un evento drammatico” e una “svolta epocale”. Subito dopo i primi dati, il leader della Cdu (il cui indice di gradimento è precipitato al 10%) ha chiarito ai media l’intenzione di rimanere al suo posto: “Ora servono spina dorsale, risolutezza e pazienza. Lo dimostrerò da presidente della Cdu e, soprattutto, da cancelliere del nostro Paese”. 

Merz ha poi assicurato la tenuta dell’esecutivo nazionale: “La coalizione di governo resterà per garantire il futuro democratico della Germania”, dicendosi “grato alla Spd per avere deciso di restare nella mia coalizione”. Ha inoltre ribadito che “non c’è alcun dibattito sul mio ruolo nella Cdu”, aggiungendo che “il voto va oltre la mia persona”. 

Durante l’incontro con i giornalisti, il cancelliere ha espresso profonda preoccupazione per il crescente antisemitismo nel Paese, citando le manifestazioni contro gli ebrei che si tengono a Berlino e promettendo il massimo impegno del governo federale per la loro tutela: “Il fatto che la vita degli ebrei non sia più al sicuro in Germania è il fardello più pesante degli ultimi anni”. 

Nel partito la tenuta della dirigenza comincia tuttavia a scricchiolare. Se da un lato la capogruppo al Bundestag Catarina Dos Santos-Wintz ha chiesto solo una “migliore comunicazione” assicurando che “Friedrich Merz ha la nostra fiducia”, e il vicepresidente Karl-Josef Laumann ha confermato che “la dirigenza del partito è al fianco del cancelliere”, dall’altro non mancano le contestazioni. “Con questo cancelliere, non si possono più vincere le elezioni”, ha tuonato la tesoriera della Junge Union, Clara von Nathusius, rivolgendosi ai suoi 100mila follower su Instagram. 

Le difficoltà della Cdu rinvigoriscono l’opposizione di destra: “L’AfD è chiaramente il nuovo partito del popolo in Germania. Abbiamo superato la Cdu e la gente vuole un cambiamento di politica”, ha dichiarato la leader di AfD Alice Weidel incontrando i giornalisti a Berlino. Weidel ha inoltre sostenuto che “la Cdu, con Friedrich Merz, con un cancelliere debole, non può continuare” e che “la Cdu non vincerà mai più un’elezione”.  

Sulla stessa linea Leif-Erik Holm, candidato di AfD nel Meclemburgo, secondo cui la fine del mandato sarebbe ormai vicina: “Credo che il crepuscolo del cancelliere sia iniziato. Credo che non arriverà alla fine dell’anno”. 

A sparare ad alzo zero contro Merz è anche l’alleato di governo socialdemocratico. “Non so se riuscirà a vincere di nuovo”, ha affondato la ministra-presidente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Manuela Schwesig, vicina alla riconferma grazie a un accordo con Die Linke e Verdi volto a contenere il boom di AfD. Schwesig, che ha scavalcato la dirigenza nazionale promuovendo il dialogo per un’alleanza rosso-rosso-verde a Berlino, ha rimarcato che “puntare solo il dito non basta”. 

I copresidenti della Spd, Lars Klingbeil e Bärbel Bas, chiedono a loro volta una svolta nella gestione del governo. “Non possiamo semplicemente continuare come prima”, ha affermato Bas, ministra del Lavoro, sottolineando come “i cittadini sono insoddisfatti delle riforme in sospeso”, a partire da quella previdenziale su cui la Grande Coalizione fatica a trovare un’intesa. 

Nei confronti previsti alla riunione del comitato esecutivo federale della Cdu e al successivo incontro del gruppo parlamentare al Bundestag si attende un clima teso. Merz punta ad accantonare l’ipotesi di un avvicendamento alla guida del partito che, secondo gli analisti politici, al momento non si pone per diversi motivi. Nessun esponente di spicco si è fatto avanti nel timore che l’iniziativa venga percepita come un tradimento controproducente, senza contare che nessun candidato disporrebbe attualmente dei numeri per imporsi. Inoltre, in una fase complessa, pochi sarebbero disposti ad assumere la guida del partito.  

Tra le figure di potenziale successione continuano comunque a circolare i nomi di Hendrik Wüst, governatore del Nord Reno-Vestfalia, affiancati da due esponenti della Csu bavarese: il leader Markus Söder e il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt.