WASHINGTON - Tensioni alle stelle e rischio escalation in Medio Oriente. Sul fronte della guerra in corso con l’Iran “succederanno cose molto importanti. Sto prendendo delle decisioni. La mia domanda è se e quando farò saltare tutto in aria. Farebbero meglio a comportarsi bene” è il duro avvertimento rivolto a Teheran dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ai microfoni di Fox News si è comunque detto aperto alla possibilità di un incontro con l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian. 

Il presidente iraniano si recherà domani a New York per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, come annunciato da un portavoce della presidenza citato dall’agenzia di stampa Irna. Gli Stati Uniti hanno infatti approvato i visti sia per Pezeshkian sia per il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e per una delegazione ristretta. 

Nel messaggio di allerta diffuso dal Dipartimento di Stato Usa e rilanciato dalle sedi diplomatiche nella regione, tra cui quelle in Israele e Arabia Saudita, la diplomazia statunitensi invita i cittadini “che si trovano in questo momento in Medio Oriente di esercitare una vigilanza elevata ed essere coscienti di possibili cancellazioni di voli, chiusure di spazio aereo e interruzione dei viaggi”. Il documento evidenzia che “a causa delle tensioni, la situazione della sicurezza rimane complessa con la possibilità di un’escalation non prevedibile”, citando esplicitamente il fatto che “gli Houthi sostenuti dall’Iran hanno avviato ostilità contro l’Arabia Saudita, compresi gli aeroporti civili”. 

Raccomandando a chi sta pianificando viaggi nell’area di “riconsiderarli seriamente”, la nota avverte che “questo conflitto potrebbe avere una rapida escalation”. Ricordando inoltre che “sedi diplomatiche Usa, anche fuori dal Medio Oriente, sono state prese di mira”, il testo evidenzia che “l’Iran e i gruppi che lo sostengono possono prendere di mira interessi Usa all’estero o in luoghi associati agli Stati Uniti e gli statunitensi nel mondo, compresi business e altre istituzioni”. 

Pronta la replica di Teheran. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i Pasdaran) ha avvertito tramite i media statali che qualsiasi nuovo attacco contro l’Iran spingerebbe il Paese a cambiare la “geografia” della guerra e i mezzi impiegati nel conflitto. La presa di posizione giunge in un clima esasperato dalle affermazioni iraniane su presunte informazioni d’intelligence che vedrebbero gli Stati Uniti e i loro alleati pronti a un attacco di vasta portata. Il comando centrale militare di Teheran ha precisato ieri che un’operazione del genere scatenerebbe una prolungata rappresaglia contro le basi e gli interessi Usa, considerandone complici anche gli alleati regionali di Washington. 

L’instabilità nell’area trova riscontro anche nei mari. Un proiettile di natura non ancora identificata ha colpito una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz mentre la nave entrava nel canale. L’organismo britannico Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operations) ha riferito che due membri dell’equipaggio hanno riportato ferite lievi, ma l’imbarcazione ha potuto proseguire con i propri mezzi verso il porto di destinazione. 

La crisi si estende gravemente anche al Mar Rosso, dove la minaccia rappresentata dagli Houthi alla navigazione è “notevolmente peggiorata”. In una lettera inviata sabato ai ministri degli Esteri e della Difesa dei ventisette Paesi membri dell’Unione Europea l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha chiesto un deciso cambio di passo. 

“La leva che gli Houthi hanno acquisito sullo Stretto di Bab el-Mandeb con la conquista del porto di Mocha, dell’isola di Perim e delle isole Hanish rappresenta una seria minaccia per la sicurezza marittima attraverso un’importante rotta di transito internazionale”, ha denunciato Kallas nella missiva, avvertendo che l’evoluzione del contesto “sta già avendo ripercussioni sugli interessi europei, con ripercussioni sulle nostre catene di approvvigionamento e potrebbe avere implicazioni sulla nostra capacità di sostenere le nostre economie, già colpite dall’aumento dei prezzi del carburante”. 

L’Alta rappresentante ha sottolineato l’imprevedibilità del quadro: “Al momento, sebbene gli Houthi comunichino di voler colpire solo gli interessi legati all’Arabia Saudita, permangono incertezze sulle loro azioni nei confronti delle navi che transitano attraverso lo Stretto. La situazione può evolvere rapidamente e in modo imprevedibile. Pertanto, dobbiamo agire per affrontare questa nuova minaccia”. 

Per questo motivo, Kallas ha invitato i governi Ue a sfruttare i prossimi Consigli Affari Esteri e Difesa di settembre e ottobre per definire nuove contromisure. “Una conclusione è già chiara: abbiamo bisogno di più risorse navali e aeree, ben equipaggiate, per far fronte al livello crescente di minacce, incluse maggiori capacità per condurre operazioni di protezione ravvicinata”, ha rimarcato la diplomatica estone.  

Pur confermando che l’operazione Eunavfor Aspides continua a tutelare la libertà di navigazione, Kallas ha concluso richiamando gli Stati membri alla responsabilità collettiva: “Nell’attuale contesto di maggiore sicurezza, dobbiamo essere in grado di aumentare sostanzialmente la nostra presenza per garantire che l’Operazione possa adempiere pienamente al suo mandato. In gioco c’è il nostro obiettivo principale di proteggere i nostri interessi di sicurezza e prosperità, nonché la nostra credibilità come fornitore di sicurezza”.