CANBERRA – Le prospettive di crescita dei redditi australiani nei prossimi quarant’anni dipendono in larga misura da un forte recupero della produttività che diversi economisti giudicano tutt’altro che garantito.

L’ultimo Intergenerational Report, presentato oggi dal Ministro del Tesoro Jim Chalmers, prevede che la produttività torni a crescere dell’1,2 per cento annuo, rispetto a una media di appena lo 0,3 per cento registrata nell’ultimo decennio.

Su questa ipotesi poggiano alcune delle principali proiezioni del rapporto: entro il 2066 l’economia australiana dovrebbe essere più che doppia in termini reali, mentre il reddito pro capite aumenterebbe del 55 per cento.

Lo stesso documento mostra però quanto il risultato finale sia sensibile all’andamento della produttività.

In uno scenario più prudente, con una crescita annua dello 0,8 per cento – comunque superiore allo 0,7 per cento ipotizzato dalla Reserve Bank nel medio termine – il reddito medio degli australiani risulterebbe inferiore di circa 20mila dollari rispetto alla proiezione di base di 149.500 dollari.

Il Dipartimento del Tesoro ha già ridotto la propria ipotesi di lungo periodo: nel 2022 prevedeva una crescita della produttività dell’1,5 per cento, ora abbassata all’1,2.

La produttività, principale motore del miglioramento del tenore di vita nel lungo periodo, sta diminuendo in gran parte delle economie sviluppate. Tra le cause indicate figurano lo spostamento verso un’economia maggiormente basata sui servizi, l’invecchiamento della popolazione e una più lenta diffusione delle nuove tecnologie.

Il governo punta in particolare sull’intelligenza artificiale, insieme alle recenti modifiche alla regolamentazione e alla politica della concorrenza, per invertire questa tendenza.

“L’IA sarà la più grande trasformazione economica della nostra vita”, ha dichiarato Chalmers alla platea dell’Australian National University, sostenendo che la tecnologia avrà un ruolo determinante nel raggiungimento, e possibilmente nel superamento, dell’obiettivo dell’1,2 per cento.

Il capo economista di HSBC Paul Bloxham ha però messo in dubbio la rapidità del recupero prevista dal Dipartimento del Tesoro, ricordando che la produttività è cresciuta mediamente dello 0,3 per cento nell’ultimo decennio ed è diminuita dello 0,2 per cento nel secondo trimestre.

Secondo Bloxham, l’economia australiana soffre soprattutto di limiti sul lato dell’offerta, tra carenza di abitazioni ed energia a basso costo, problemi che l’intelligenza artificiale difficilmente può risolvere da sola.

Ancora più netto l’economista indipendente Chris Richardson, che ha definito l’ipotesi del Dipartimento del Tesoro una “sciocchezza”, sostenendo che il ricorso all’IA rischia di mascherare problemi strutturali dell’economia e del bilancio.

Con una produttività allo 0,8 per cento, la crescita reale del PIL sarebbe dell’1,2 anziché dell’1,6 per cento e il PIL pro capite raggiungerebbe 136mila dollari invece di 157.300.

Il reddito nazionale lordo reale pro capite, indicatore del tenore di vita, arriverebbe a 129.800 dollari invece di 149.500, pur rimanendo sopra l’attuale livello di 96.500.

Anche i conti pubblici peggiorerebbero: il deficit salirebbe al 4,2 per cento del PIL invece dell’1,8, mentre il debito lordo raggiungerebbe il 55,9 per cento del PIL anziché il 27,4.