BERLINO - Nelle ultime settimane i media internazionali l’hanno spesso accostata al sindaco di New York, Zohran Mamdani. Le analogie, del resto, non mancano: dal retroterra migratorio alla scelta strategica di mettere il caro affitti al centro della campagna elettorale. Se la quarantacinquenne Elif Eralp (figlia di due rifugiati politici turchi) riuscirà effettivamente a diventare sindaca di Berlino e a varcare la soglia del Rotes Rathaus dipenderà ora dalle decisioni degli altri partiti, in particolare Spd e Verdi. Il suo successo, tuttavia, è inequivocabile: la sinistra radicale di Die Linke ha raddoppiato i consensi nella capitale ed è diventata la prima forza politica con il 26% dei voti.
In un confronto elettorale in cui ciascun partito ha battuto su un tema specifico, la Cdu sull’economia, l’Spd sulla previdenza sociale, l’Afd sull’immigrazione e i Verdi sulla mobilità, Die Linke si è imposta concentrandosi sull’emergenza abitativa e sul costo della vita, ossia la questione più avvertita dai cittadini. È questa la chiave di lettura adottata dai media tedeschi per spiegare l’affermazione di Eralp.
La proposta di nazionalizzare le grandi società immobiliari, portata avanti da Die Linke, resta fortemente controversa. Ciononostante, secondo un sondaggio Infratest/Dimap, il 37% dei berlinesi la considera la risposta più idonea di fronte a canoni d’affitto raddoppiati nel giro di pochi anni. Del resto, già nel 2021 un referendum vedeva il 59% dei residenti favorevole a una misura di questo tipo.
A trainare la sinistra radicale ha contribuito anche la struttura demografica di Berlino, caratterizzata da un’età media molto bassa rispetto agli altri Länder. Die Linke ha infatti ampliato il proprio seguito nella fascia di elettori under 35, che subisce maggiormente i rincari del costo della vita, in un’edizione elettorale che per la prima volta ha visto la partecipazione anche dei sedicenni e diciassettenni.
Mamdani non è stato soltanto un’ispirazione ideale per la candidata. Lo scorso novembre, prima del voto che ne avrebbe decretato la vittoria a New York, quattro vertici di Die Linke (tra cui Maximilian Schirmer, copresidente della sezione berlinese, e Liza Pflaum, tra le più fidate consigliere di Eralp) si sono recati negli Stati Uniti per confrontarsi con lo staff dello statunitense, a partire dal responsabile strategico Morris Katz.
Pflaum, alta funzionaria del partito al Bundestag, ha spiegato a Politico che già l’esito superiore alle attese ottenuto alle elezioni federali del febbraio 2025 scaturiva da una campagna direttamente modellata su quella di New York: centralità del costo della vita, piccole donazioni e capillare comunicazione porta a porta affidata ai volontari. “Mamdani offre una visione concreta di come le vite delle persone possano migliorare davvero”, spiegò Pflaum in quell’occasione, “si può sentire subito qua a New York, le persone hanno ricominciato a provare speranza”.
Accanto alle affinità emergono tuttavia profonde differenze tra i due dati biografici. Se Mamdani incarna un profilo cosmopolita di estrazione alto-borghese (figlio di una celebre regista indiana e di un noto antropologo), i genitori di Eralp erano due sindacalisti fuggiti dalla repressione seguita al golpe in Turchia del 1980.
L’aspirante Bürgermeister non si definisce una “cittadina del mondo”: la sua identità si riflette in quella dei turco-tedeschi, legati alle proprie radici a prescindere dall’orientamento politico. Nelle sue interviste ai media turchi, la giurista ha sempre rivendicato le proprie origini, oltre alla passione per la musica pop e le serie televisive del Paese d’origine.
Nata a Monaco di Baviera un mese dopo il trasferimento della famiglia e residente a Berlino da 16 anni, Eralp risale l’inizio del proprio impegno civile all’età di 10 anni, quando con due amici fondò un’associazione ambientalista nel garage di casa distribuendo volantini nel quartiere. Dopo il coinvolgimento nelle proteste antinucleare e nelle battaglie per i diritti dei profughi, ha conseguito la laurea in legge ad Amburgo e completato uno stage all’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, per poi approdare a Die Linke e lavorare dal 2013 come consulente legale al Bundestag. Eletta nel parlamento locale nel 2021, nel 2024 è diventata vicecapogruppo e l’anno successivo copresidente del partito nella capitale.
Sulla strada di Eralp verso la guida della città restano però alcuni nodi complessi. Da un lato la proposta di espropriare complessi immobiliari per ricavarne case popolari, giudicata eccessivamente radicale dall’Spd; dall’altro le polemiche e le accuse di antisemitismo legate al ruolo di primo piano svolto da Die Linke nelle manifestazioni pro-Palestina.
Sebbene la mobilitazione abbia accresciuto la popolarità del partito tra i più giovani, il dato di Infratest/Dimap indica che il posizionamento ha spinto parte dell’elettorato verso i Verdi o l’Spd (percepiti come meno antisionisti), in virtù dell’estrema delicatezza della questione ebraica in Germania.
Dal canto suo, Eralp ha criticato le azioni repressive della polizia durante i cortei, definendole troppo violente, e ha dichiarato che, qualora venisse eletta sindaca, “farebbe il possibile” per ottenere l’arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nell’eventualità di una sua visita a Berlino.