WASHINGTON - Scontro aperto tra la Casa Bianca e i media statunitensi. Le testate CNN, MS NOW e Politico hanno annunciato lunedì l’avvio di un’azione legale congiunta presso un tribunale federale di Washington contro il presidente Donald Trump e tre suoi stretti collaboratori: la capa di gabinetto Susie Wiles, il direttore della comunicazione Steven Cheung e il direttore del Secret Service Sean Curran. Il ricorso punta a ottenere un intervento urgente per ripristinare i pass di accesso dei giornalisti, revocati senza preavviso né procedure formali dopo che venerdì scorso, 18 settembre, Trump ne aveva annunciato il bando dalla residenza presidenziale.
Alla base dell’azione legale c’è la presunta violazione del Primo Emendamento della Costituzione statunitense, che tutela la libertà di stampa. Le tre testate accusano l’amministrazione di aver adottato un provvedimento punitivo legato unicamente al contenuto dei propri articoli.
“Questa mattina abbiamo comunicato al governo che oggi avvieremo un’azione legale per tutelare i nostri diritti sanciti dal Primo Emendamento e difendere il principio secondo cui non spetta al governo decidere cosa la stampa debba riportare o pubblicare”, si legge nella nota congiunta diffusa dai tre media.
Da parte sua, il presidente Usa ha respinto ogni accusa di autoritarismo verso i media, rivendicando la misura come un atto di difesa della sicurezza nazionale contro la diffusione di quelle che definisce “fake news”, pur senza fornire motivazioni specifiche sui singoli articoli contestati.
“La Casa Bianca non sta sferrando un attacco alla stampa libera, un valore che ho molto a cuore. Sta invece attaccando le “fake news”, un fenomeno che si è diffuso come un cancro nei nostri amati Stati Uniti d’America”, ha scritto il capo della Casa Bianca sul proprio social network Truth, definendo il fenomeno “corrotto, intenzionale, pervasivo, perfettamente coordinato e totalmente fuori controllo. Rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale e deve essere fermato, ORA! Grazie per l’attenzione dedicata a questa questione”.
In segno di protesta e solidarietà, le principali emittenti televisive statunitensi, CBS, NBC, ABC, Fox News e la stessa CNN, che si alternano abitualmente nella copertura a rotazione degli eventi presidenziali per poi condividerne le immagini, hanno deciso di sospendere del tutto la copertura in pool delle attività di Trump. La decisione è scattata dopo che all’emittente CNN è stato impedito di svolgere il turno di lavoro assegnato.
“Con effetto da oggi, il pool televisivo non coprirà gli eventi indicati come copertura in pool del presidente”, ha comunicato Bryan Boughton, responsabile dell’ufficio di Washington di Fox News e attuale portavoce del gruppo di emittenti. “La decisione segue la posizione della Casa Bianca, che ha impedito alla CNN di svolgere i compiti assegnati. Non sarà predisposto alcun pool sostitutivo”.
La protesta ha travolto in modo immediato anche la trasferta di Donald Trump a New York in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, limitandone drasticamente la copertura in diretta. “Oggi non c’è alcun pool televisivo, quindi Trump non avrà una troupe con sé all’Assemblea generale delle Nazioni Unite”, ha confermato via X la giornalista di CBS Weijia Jiang.