MOSCA – La possibilità della creazione, nei territori occupati del Donbass, di una zona economica di libero scambio amministrata da Washington è stata esclusa dal Cremlino, poiché la regione fa parte della Russia, come ha sottolineato il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov durante un briefing.

“Il Donbass è territorio della Federazione Russa, una sua entità federale”, ha dichiarato, sottolineando che è “improbabile che una terza parte possa occuparsi dell’amministrazione di una regione della Federazione Russa”.

Peskov ha evitato di entrare nel merito degli altri punti avanzati da Kiev, compresa la disponibilità a discutere una moratoria reciproca sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, sostenendo che i dettagli delle proposte di pace non debbano essere discussi pubblicamente.

Il portavoce del Cremlino ha anche commentato i piani della coalizione dei Volenterosi di preparare una forza multinazionale da inviare in Ucraina una volta stabilito un cessate il fuoco credibile, come parte delle garanzie di sicurezza per Kiev: “Abbiamo ripetutamente ribadito a diversi livelli che il dispiegamento di contingenti militari stranieri di Stati membri dell’Alleanza Atlantica sarebbe per noi inaccettabile”.

Non sembrano esserci margini per una trattativa, dunque, anche alla luce di quanto accade sul campo, con continui attacchi reciproci.

Kiev continua con quelle che chiama “sanzioni a lungo raggio”, ovvero attacchi mirati in territorio russo, gli ultimi dei quali hanno colpito impianti petroliferi e chimici anche nell’Estremo Oriente della Federazione. 

Le autorità russe parlano di almeno sei morti e altrettanti feriti nei raid, compiuti anche sui territori ucraini occupati.