MOSCA – Due missioni molto diverse, ma arrivate nello stesso giorno nella capitale russa, riportano Mosca al centro delle manovre diplomatiche internazionali.

Il ministro degli Esteri vaticano, monsignor Paul Richard Gallagher, ha organizzato martedì scorso una visita ufficiale con l’obiettivo dichiarato di favorire il dialogo sulla guerra in Ucraina e, contemporaneamente, nella capitale russa è arrivato il direttore della Cia, John Ratcliffe, per una missione non annunciata e dai contenuti ancora riservati.

Per Ratcliffe si tratta della prima visita in Russia da quando ha assunto la guida dell’intelligence americana. Sebbene il viaggio non fosse stato reso pubblico, l’arrivo della delegazione statunitense non è passato inosservato.

L’aereo militare utilizzato dal direttore della Cia era partito due giorni prima dalla base di Andrews, nel Maryland, e, dopo uno scalo a Riga, è atterrato all’aeroporto internazionale di Vnukovo.

A segnalarne per primo la presenza a Mosca è stato il sito di tracciamento aereo Flightradar24. Poco dopo, sui social è comparso anche il video di un convoglio di automobili americane con targa diplomatica che, scortato dalla polizia russa, percorreva il viale Novy Arbat in direzione del Cremlino.

La presenza di Ratcliffe è stata successivamente confermata ai media statunitensi da alcuni funzionari. Resta invece avvolto nel riserbo il contenuto degli incontri. 

Sul tavolo potrebbe esserci innanzitutto la guerra in Ucraina, con i tentativi di mediazione degli Stati Uniti in una fase di stallo.

Ma la coincidenza della visita con gli ultimi sviluppi della crisi iraniana apre anche un altro possibile fronte di confronto, dopo che Washington ha annunciato nuove e pesanti sanzioni contro Teheran, destinate a colpire non soltanto la Repubblica islamica, ma anche i Paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con l’Iran. Tra questi, figura proprio la Russia, rendendo particolarmente fragile la relazione tra Mosca e Washington.

Più trasparenti gli obiettivi della contemporanea missione del ministro degli Esteri vaticano Gallagher, arrivato in Russia per una visita che proseguirà fino al 28 agosto.

Il capo della diplomazia della Santa Sede ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ribadendo la disponibilità della Santa Sede a offrire “sostegno diplomatico” e “uno spazio per il dialogo”.

“Questa guerra deve finire”, ha dichiarato Gallagher al termine di un colloquio definito “franco e costruttivo”. Secondo l’inviato vaticano, è necessario fermare le ostilità tra Russia e Ucraina e tornare al negoziato, nella convinzione che il conflitto “non può essere risolto con mezzi militari”.

La Santa Sede intende continuare a lavorare anche sui dossier umanitari, considerati uno dei pochi terreni sui quali è ancora possibile mantenere aperto un canale tra le parti. Gallagher ha citato in particolare il ritorno dei bambini alle loro famiglie e gli scambi di prigionieri, iniziative che potrebbero contribuire a costruire “un minimo di fiducia” tra Mosca e Kiev.

Su questo fronte proseguirà anche l’attività del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, già inviato due volte a Mosca, nel 2023 e nel 2024, nell’ambito della missione umanitaria affidatagli dal Vaticano.

Lavrov, da parte sua, ha ringraziato la Santa Sede per quella che ha definito una “posizione equilibrata sulla situazione in Ucraina”, esprimendo apprezzamento per il coinvolgimento del Vaticano nella gestione delle questioni umanitarie legate al conflitto.