ROMA - Un accorato appello e un severo monito agli Stati nazionali e agli organismi sovranazionali affinché recuperino la loro “smarrita autorità” di fronte a colossi privati dotati di una potenza finanziaria e tecnologica senza precedenti.

In occasione della visita al Quirinale di una delegazione della World Jurist Association e della World Law Foundation (organizzazioni impegnate a livello globale nella promozione e difesa dello Stato di diritto), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato a richiamare l’attenzione sui rischi dell’intelligenza artificiale e sulle minacce all’ordine internazionale. 

Le parole del Capo dello Stato giungono a pochi giorni dall’allarme lanciato dal ricercatore di Anthropic Jacob Coxon, dimessosi denunciando sui social che i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero “ucciderci tutti entro la fine del decennio”: una presa di posizione che ha spinto i vertici di Anthropic, OpenAI e SpaceX a chiedere un rallentamento nello sviluppo di queste tecnologie. 

Osservatore da sempre attento e preoccupato dei modelli di IA, Mattarella ne ha più volte evidenziato sia le opportunità sia i pericoli per i diritti e le libertà individuali, rischi che oggi si intrecciano con il dilagare dei conflitti e la delegittimazione delle corti internazionali. 

“Va ricordato come lo sviluppo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale da un lato apra opportunità straordinarie ma, allo stesso tempo, imponga che l’innovazione rimanga sempre ancorata al rispetto della dignità della persona, della libertà, dei diritti fondamentali e questo interpella la responsabilità degli Stati e degli organismi internazionali, con l’esigenza di ripristinare la loro smarrita autorità rispetto a soggetti privati di smisurata potenza finanziaria e tecnologica al di fuori di ogni regola e di finalità di interesse generale”, ha affermato il presidente. 

Mattarella ha quindi sottolineato la necessità che gli Stati avvertano “la responsabilità e il dovere di consegnare il futuro nelle mani delle nuove generazioni e non a macchinari che possano sottrarglielo”. Per il capo dello Stato, infatti, è il diritto, e non il potere tecnologico ed economico, a dover “rappresentare il fondamento dell’esercizio del potere e disegnarne il limite e la misura”.

Richiamando il principio guida delle due organizzazioni, “Un mondo governato dalla legge, non dalla forza”, il presidente lo ha definito uno dei valori più alti della civiltà giuridica, risalente al pensiero classico e sviluppatosi nel costituzionalismo moderno, ma oggi “messo a dura prova nella attuale stagione della vita internazionale”. 

Nel suo discorso, Mattarella ha ricordato le radici del moderno Stato di diritto, fondato sulle carte costituzionali sorte dalle macerie dei conflitti del Novecento: “L’esperienza dei totalitarismi del Novecento ha mostrato, con drammatica evidenza, che la sola legalità formale non è sufficiente a garantire lo Stato di diritto. Da quella tragica lezione storica è maturata la consapevolezza che i diritti inviolabili della persona e i principi fondamentali dell’ordinamento non possono essere subordinati alle contingenze della decisione politica, poiché costituiscono espressione della dignità umana”. 

In questa prospettiva, la Costituzione si eleva sopra le dinamiche politiche quotidiane. Un esempio è rappresentato dalla Carta italiana che, “nata dal comune lavoro di portatori di culture politiche diverse, ha attraversato decenni di trasformazioni profonde nella società e nel contesto della vita, confermando ancora oggi la propria forza e attualità”. 

Oggi, tuttavia, il ruolo delle costituzioni e dei loro organi di garanzia si trova a fare i conti con sfide che travalicano i confini nazionali. “I conflitti armati minano il futuro dell’umanità, violando il rispetto delle istituzioni poste a presidio della pace e del diritto internazionale. Quest’ultimo, a sua volta, posto di fronte a inauditi tentativi di delegittimazione delle Corti internazionali e dei loro giudici”, ha denunciato il Presidente. 

A queste tensioni si aggiunge la minaccia interna alla fiducia dei cittadini, messa alla prova da corruzione, traffici illeciti e criminalità organizzata: nemici transnazionali che richiedono una risposta collettiva in grado di ripristinare il rispetto della legge. 

Di fronte al panorama mondiale odierno, Mattarella ha indicato nel multilateralismo l’unica strada percorribile: “In uno scenario globale così complesso, segnato da guerre, rivalità e profonde trasformazioni, la cooperazione e il multilateralismo sono sempre più una necessità del presente. L’alternativa è quella di una conflittualità perenne, con il ritorno alla barbarie nei rapporti internazionali. La storia ci ha già drammaticamente mostrato i risvolti più tragici di una deriva di questa natura”.