STRASBURGO - In un mondo “apertamente ostile”, segnato dal logoramento delle vecchie certezze e da una “vertiginosa” accelerazione tecnologica, l’Unione europea è chiamata a difendere la propria sovranità e i propri valori democratici.
Questo il cuore del messaggio pronunciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi alla plenaria del Parlamento europeo.
La leader dell’esecutivo comunitario ha denunciato come le reali preoccupazioni dei cittadini “vengano strumentalizzate per creare divisioni tra noi. A volte dall’esterno, e troppo spesso dall’interno. Ma la nostra strada è chiara: costruire un’Europa indipendente che abbia il potere di agire”, affinché il destino del continente “resti nelle mani degli europei”.
Secondo von der Leyen, la rapidità dei cambiamenti in atto non impatta soltanto sul lavoro e sui mezzi di sussistenza, ma condiziona profondamente la democrazia e il dibattito pubblico: “Lo vediamo nell’ascesa dell’estremismo, nel declino delle sfumature, persino nel modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri”.
Il quadro globale resta caratterizzato dalla guerra che infuria sul continente, da una “battaglia per le capacità industriali” che plasmerà la competizione mondiale e da un parallelo scontro propagandistico che “cerca di indebolire la fiducia nell’Europa, di paralizzare le nostre democrazie”. Minacce che si affiancano ai problemi quotidiani delle famiglie, legate a doppio filo al costo della vita e alla crisi abitativa.
Dinanzi a questo scenario, la presidente ha chiamato le istituzioni a una scelta di fondo: “Vogliamo un’Europa forte e indipendente che difenda i propri valori in questo mondo, o lasciamo che divisioni e dipendenze ci frenino? Vogliamo unirci intorno alla nostra idea europea secondo cui insieme possiamo decidere il nostro destino, o lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai tirapiedi e dai burattini degli autoritari? Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropeisti, che si tratti dell’interferenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso: disprezzano i nostri valori e vogliono spezzare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a contrastare tutto ciò, combattiamo insieme per la nostra idea europea”.
Sottolineando come l’Unione appaia oggi al contempo più forte e complessa da gestire, due condizioni apparentemente incompatibili ma che “riflettono questi tempi eccezionali”, von der Leyen ha rivendicato i traguardi raggiunti dal blocco: “L’Europa c’è per gli europei. E che nella fredda fragilità del mondo di oggi, solo l’Europa può garantire vera sovranità agli europei. Questa è un’Europa di cui possiamo essere così fieri”.
Nelle parole della presidente, l’Ue sta garantendo la propria prosperità, affrancandosi dalla “tossica dipendenza dai combustibili fossili russi”, affermandosi come “la più grande potenza commerciale del pianeta” e riconvertendo la propria politica industriale nel rispetto del proprio modello sociale.
Sul fronte della sicurezza, l’Unione ha rivisto “radicalmente” il proprio approccio, aumentando la spesa per la difesa di quasi l’80% negli ultimi cinque anni: “Questa è un’Europa che si schiera per gli uni e per gli altri, come stiamo facendo stando al fianco dell’Ucraina mentre combatte per il proprio futuro e per la nostra libertà. O quando ci siamo schierati per la Groenlandia quando era minacciata. O quando droni, attacchi ibridi o disinformazione prendono di mira le nostre democrazie”.
Sul piano economico, la presidente della Commissione ha richiamato l’attenzione sui costi energetici, evidenziando che l’Ue “non può rimanere una potenza industriale se i suoi prezzi dell’energia sono strutturalmente troppo elevati”.
Sebbene dopo i tagli al gas russo le forniture siano state diversificate e gli investimenti nelle fonti pulite accelerati, la successiva chiusura dello Stretto di Hormuz ha mostrato ancora una volta l’amaro prezzo della dipendenza dai combustibili fossili importati, costata 90 miliardi di euro aggiuntivi dall’inizio del conflitto “senza una sola molecola di energia in più aggiunta”.
Per garantire l’indipendenza, la ricetta indicata è puntare “con decisione sulla nostra energia pulita, conveniente e prodotta in casa”, muovendosi in modo “tecnologicamente neutro” tra rinnovabili, nucleare e biometano.
La strategia passa per una progressiva elettrificazione del continente, con l’obiettivo di raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040, riducendo così la bolletta per le importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi di euro all’anno. Tuttavia, per mettere a terra questo potenziale occorre superare i colli di bottiglia infrastrutturali: a fronte degli oltre 80 gigawatt di capacità rinnovabile installati nel 2025, una capacità sei volte superiore resta ancora in attesa di allacciamento.
Da qui l’appello finale per una rapida attuazione del Pacchetto Ue sulle reti: “Dobbiamo investire più rapidamente. Accelerare gli allacciamenti alla rete. Sviluppare lo stoccaggio. In breve, rendiamo elettrico il futuro dell’Europa”.