NEW YORK – La NATO è pronta a rispondere a sabotaggi, attacchi informatici e incursioni con droni contro i Paesi membri, ha affermato il segretario generale Mark Rutte dopo nuovi avvertimenti dei servizi d’intelligence danesi sui possibili rischi provenienti dalla Russia.

Intervenendo a New York durante una commemorazione degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, Rutte ha sostenuto che Mosca stia intensificando le proprie attività nel settore informatico e nelle cosiddette operazioni ibride, ma ha assicurato che l’Alleanza ha già predisposto diverse forme di risposta.

“Abbiamo tutte queste opzioni a disposizione quando si tratta di minacce ibride, per assicurarci di rimanere forti”, ha dichiarato.

Secondo Rutte, la crescita di casi di questo tipo nei Paesi NATO sarebbe anche indicativa delle difficoltà incontrate da Vladimir Putin nella guerra in Ucraina, giunta al quinto anno. “Putin è in una brutta posizione”, ha affermato, aggiungendo che la Russia non starebbe vincendo il conflitto e invitando i cittadini dei 32 Paesi membri a mantenere la calma.

Il segretario generale ha inoltre chiesto un maggiore sostegno a Kiev, sostenendo che questo rappresenterebbe il segnale più efficace da inviare a Mosca in risposta a ogni operazione di sabotaggio o altra azione non convenzionale.

Le sue dichiarazioni giungono dopo che l’intelligence danese ha segnalato un aumento del rischio di azioni militari russe contro Paesi NATO, comprese ulteriori operazioni ibride.

Parallelamente, media spagnoli hanno riferito di un avvertimento dell’intelligence americana riguardo a una possibile operazione russa con droni diretta contro Spagna, Francia o Italia.

Sul futuro dell’Alleanza è intervenuto anche il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, che ha chiesto agli alleati europei di assumere un ruolo maggiore nella difesa del continente.

Durante una riunione dei ministri della Difesa NATO, Hegseth ha proposto una “NATO 3.0”, fondata su capacità militari più robuste e su una maggiore responsabilità europea nella difesa convenzionale.

Washington aveva recentemente comunicato agli alleati che, in caso di attacco contro un membro della NATO, non avrebbe più garantito la disponibilità di alcune navi da guerra e velivoli. I Paesi europei e il Canada stanno ora valutando come colmare queste lacune.

L’Articolo 5 del trattato stabilisce che un attacco contro un membro viene ritenuto un attacco contro tutti, ma non impone automaticamente una risposta militare. Gli Stati Uniti intendono ridurre il proprio ruolo nella difesa convenzionale dell’Europa, mantenendo però le armi nucleari schierate nel continente.