KATMANDU - Si temono numerosi morti dopo che una violenta e improvvisa inondazione ha interessato il bacino del fiume Bhote Koshi nel distretto di Rasuwa, nel nord del Nepal al confine con il Tibet. L’acqua ha travolto alcuni villaggi nei distretti montuosi al confine con la Cina e danneggiato pesantemente varie infrastrutture, tra cui una diga idroelettrica ed edifici dell’impianto energetico.
Secondo i funzionari locali, l’alluvione potrebbe essere stata provocata dallo scioglimento della neve caduta nel fiume Bhote Koshi, che scorre dal Tibet verso il Nepal. Rasuwa si trova lungo una delle principali vie commerciali tra i due Paesi e, come ricorda la Bbc, già lo scorso anno era stata colpita da una devastante alluvione che aveva provocato 18 morti dopo il cedimento di un ghiacciaio sul versante cinese del confine.
Il bilancio della tragedia resta drammatico e in continua evoluzione. Lo rende noto la polizia della provincia di Bagmati, secondo quanto riporta la Cnn, registrando finora 95 vittime e 12 persone tratte in salvo. Il Kathmandu Post conferma che 403 persone risultano disperse (tra cui 200 donne) e 88 sono state soccorse.
Il portavoce della polizia, Abi Narayan Kafle, ha spiegato all’ Afp: “Finora sono stati ritrovati diciannove corpi. Stiamo coordinando le operazioni di salvataggio e soccorso. Anche molti nostri agenti sono irreperibili”. Successivamente la polizia nepalese, come riportato da Nepal Tv e Radio Nepal, ha reso noto che 114 persone sono state tratte in salvo dalla zona del fiume Bhotekoshi a Rasuwa. Un insegnante della zona, Suman Chalise, ha raccontato di aver visto l’acqua trascinare via “otto o nove camion, insieme a case e persone”.
Le operazioni di ricerca e soccorso vedono impegnati l’esercito nepalese, che ha inviato elicotteri e squadre sul campo nelle aree più colpite. Diversi distretti a valle sono stati posti in stato di massima allerta e l’autorità nazionale per la gestione delle emergenze ha invitato la popolazione che vive nelle aree vulnerabili lungo le sponde dei fiumi a prestare la massima attenzione, mentre si temono nuove piene.
L’emergenza coinvolge un numero elevatissimo di cittadini stranieri. Secondo le prime precisazioni delle autorità nepalesi, tra i 403 dispersi figurano 341 stranieri originari di 26 diversi Paesi, con le ultime notizie che parlano di 133 indiani, 47 statunitensi e 33 britannici. In una nota ufficiale fornita dall’Ente del Turismo del Nepal, il numero dei turisti dispersi viene indicato in 348 unità complessive, di cui 291 stranieri. Le autorità “stanno lavorando per verificare dove si trovino e in che condizioni di sicurezza i turisti e i viaggiatori che si trovavano o stavano transitando nelle aree interessate”, ha dichiarato l’ente in un comunicato.
In Italia, la Farnesina ha reso noto che, sulla base delle registrazioni presenti sulla piattaforma “Dove siamo nel mondo”, risultano circa 90 connazionali nell’area tra Nepal e Tibet, avviando subito le verifiche per accertarne le condizioni e prestare la dovuta assistenza. L’Unità di Crisi del ministero degli Esteri lavora in stretto raccordo con il Consolato Generale d’Italia a Calcutta, il Consolato Onorario a Kathmandu e l’Ambasciata d’Italia a Pechino.
L’emergenza si estende anche al versante cinese del confine. I media statali di Pechino hanno riferito di una frana registrata nella zona del porto commerciale di Gyirong, in Tibet, parlando di tre morti e 265 dispersi nell’area. Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso e di fare il possibile per ridurre il numero delle vittime, mentre le autorità locali hanno avvertito del persistente rischio di frane lungo le strade della regione.
Dall’Europa è giunto il messaggio della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha espresso vicinanza alle comunità di Nepal e Cina colpite dalle devastanti inondazioni, ricordando le famiglie delle vittime, i dispersi e i soccorritori impegnati sul campo. Von der Leyen ha annunciato l’attivazione del sistema satellitare Copernicus per la mappatura delle aree colpite in Nepal a supporto degli interventi, assicurando che l’Unione Europea è pronta a mobilitare ulteriore assistenza.