MOSCA - Il direttore della Cia John Ratcliffe si è recato ieri a Mosca per alcune ore per colloqui con esponenti delle agenzie di sicurezza di Stati Uniti e Russia, dando riscontro a una missione che al momento non è stata ancora ufficializzata da Washington. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha confermato al Washington Post la presenza del vertice dell’intelligence Usa per “contatti tra le agenzie di sicurezza”, evitando tuttavia di citare i temi specifici dei colloqui o i nomi degli altri partecipanti.
Peskov ha inoltre precisato che Ratcliffe non è stato ricevuto dal presidente russo. “Non c’è stato alcun incontro con il presidente”, ha dichiarato Peskov all’emittente RTVI, dopo che meno di ventiquattr’ore prima aveva detto alla stampa di non avere informazioni sull’arrivo di un velivolo militare statunitense.
Il “giallo” sulla missione era iniziato attorno alle ore 10.00 locali di Mosca, quando i dati dei sistemi online di monitoraggio del traffico aereo avevano segnalato l’atterraggio di un aereo da trasporto militare statunitense Boeing C-17A Globemaster III. Come riferito alla Tass da una fonte dei servizi di controllo del traffico aereo dell’Unione Europea, il velivolo era decollato dalla base militare di Andrews, nei pressi di Washington, per poi transitare da Riga e dirigersi verso il confine russo. A bordo del velivolo si trovava proprio il numero uno della Cia, come rivelato da Cbs e dal giornalista di Axios Barak Ravid. L’aereo ha poi lasciato la capitale russa in serata diretto nuovamente a Riga.
Si tratta della prima visita di un direttore della Cia in Russia in quasi cinque anni. Il predecessore di Ratcliffe, William Burns, era andato a Mosca nel novembre 2021, inviato dall’allora presidente Joe Biden per incontrare Putin in un ulteriore sforzo volte a evitare l’escalation militare in Ucraina.
Sulle reali motivazioni del blitz di Ratcliffe si sovrappongono diverse ricostruzioni. Secondo i canali Telegram russi, il direttore della Cia (già coinvolto in precedenti scambi di prigionieri) si trovava a Mosca per un’altra missione analoga, presumibilmente legata al rilascio dello statunitense Charles Zimmerman. Il veterano cinquantottenne della Marina statunitense è stato condannato lo scorso gennaio a cinque anni di carcere in Russia per possesso e traffico illegale di armi da fuoco, dopo essere stato arrestato nel porto di Sochi a bordo del suo yacht in possesso di un fucile, dove era giunto per incontrare di persona una donna conosciuta online. I media russi evidenziano a questo proposito che Putin ha recentemente firmato due decreti riservati, uno dei quali potrebbe essere collegato alla grazia concessa a Zimmerman.
Alcuni media occidentali hanno invece collegato la visita a presunti piani di Mosca per annunciare una nuova mobilitazione di truppe a sostegno dell’offensiva in Ucraina (ipotesi smentita dalle autorità russe) o alla volontà di avvertire il Cremlino di non attaccare obiettivi britannici che riforniscono di armi Kiev.
Parallelamente, sul fronte dei prigionieri di guerra, la commissaria russa per i diritti umani Yana Lantratova ha dichiarato alla Tass che Russia e Ucraina stanno lavorando a un’operazione di scambio di soldati: “Ci stiamo preparando per un altro scambio piuttosto consistente, con le liste in fase di accordo”, ha precisato.
Nel frattempo, sul piano politico ucraino tornano a far discutere le dichiarazioni dell’ex ministro della Difesa di Kiev, Mykhailo Fedorov, la cui rimozione decisa dal presidente Zelensky ha suscitato forti proteste nelle scorse settimane. In un’intervista rilasciata alla Reuters (che appare come una candidatura indiretta per il dopo-Zelensky), il giovane riformista, artefice della strategia ucraina di attacchi a lunga distanza con droni, ha spiegato le ragioni per cui l’Ucraina starebbe lentamente perdendo la guerra contro la Russia.
Fedorov ha affermato che il Paese ha a disposizione diversi mesi per prendere le decisioni chiave necessarie a ribaltare la situazione a proprio favore, accusando l’attuale governo di non avere una visione d’insieme su come vincere il conflitto e di non essere capace di innovare.
L’ex ministro ha inoltre attaccato la corruzione radicata, le reti clientelari e la mancanza di indipendenza politica nelle istituzioni governative. “Credo che ora ci troviamo a un punto di svolta che determinerà la nostra traiettoria futura, ma sembra che stiamo gradualmente, lentamente perdendo”, ha affermato Fedorov, sostenendo che il Paese conserva comunque “ogni possibilità” di vincere ma necessita urgentemente di un piano per porre fine alla guerra.
L’ufficio presidenziale ucraino ha replicato alle affermazioni evidenziando che Fedorov si era espresso positivamente sulla condotta bellica di Kiev quando era ancora in carica come ministro.