WASHINGTON - Gli Stati Uniti “per il momento” non prevedono di lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, preferendo concentrare la propria azione su altri strumenti di pressione come il blocco navale e il pacchetto di sanzioni annunciato questa settimana. Lo ha comunicato nei giorni scorsi il Segretario di Stato Usa Marco Rubio a diversi suoi omologhi nei Paesi alleati.  

Secondo quanto riferito da un funzionario statunitense ad Axios e da una seconda fonte a conoscenza della questione, “Rubio ha, appunto, affermato che l’attenzione si concentra su altri strumenti di pressione, tra cui l’iniziativa di sanzioni annunciata questa settimana”. Rubio ha chiarito che Washington non ha intenzione, in questa fase, di tornare a un conflitto su larga scala, pur non escludendo nuove operazioni militari qualora fosse l’Iran ad attaccare per primo. 

Il messaggio inviato dal capo della diplomazia statunitense arriva mentre l’amministrazione ritiene che il blocco navale stia soffocando l’Iran, consentendo al contempo il transito di quantità sempre maggiori di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “È anche – ha aggiunto una fonte – un ulteriore segnale che il Presidente Trump è esasperato dalla guerra e desidera che finisca, almeno per ora”.  

Secondo un funzionario statunitense citato da Axios, la politica Usa delineata da Rubio dovrebbe rimanere in vigore almeno fino alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti; solo successivamente Washington potrebbe valutare nuovamente l’avvio di una nuova campagna militare. 

Un elemento centrale della strategia di Washington riguarda il controllo dello Stretto di Hormuz. Funzionari statunitensi ed altre fonti dell’amministrazione sostengono che lo sminamento della maggior parte della strategica via navigabile e l’aumento del traffico di petroliere in transito abbiano ridotto significativamente il potere contrattuale e l’influenza dell’Iran sui mercati energetici internazionali.  

Il blocco navale starebbe inoltre limitando le entrate petrolifere di Teheran: nelle ultime due settimane, infatti, quasi nessuna petroliera sarebbe stata avvistata nei pressi dell’isola di Kharg, principale hub iraniano per l’esportazione di greggio. In parallelo, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito la necessità di esercitare una forte pressione finanziaria sulla Repubblica islamica attraverso le nuove misure economiche. 

Nel frattempo, Teheran sta valutando opzioni diplomatiche regionali. Durante colloqui tenutisi nella capitale iraniana, Iran e Oman hanno discusso un piano graduale che prevede un corridoio di transito temporaneo attraverso lo Stretto e un progetto congiunto per lo sminamento della via d’acqua. Teheran ha tuttavia ribadito che la vitale rotta marittima non verrà riaperta finché gli Stati Uniti non porranno fine alla guerra. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito il piano discusso con l’Oman un esempio dell’impegno di Teheran per la pace e la stabilità, sottolineando il ruolo della diplomazia con i Paesi vicini. 

Dal fronte israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rilanciato la linea dura, spiegando di aver illustrato al presidente statunitense Donald Trump le possibili opzioni per il futuro, compresa l’eventualità di un’intesa. “Non abbiamo obiezioni a un buon accordo”, ha affermato Netanyahu, esprimendo tuttavia forti dubbi sulla possibilità di giungere a un’intesa con l’attuale leadership iraniana: “Non si può fare un accordo con quei selvaggi”.  

Il premier israeliano ha aggiunto che esiste un’altra via: “Stringere l’assedio”, sostenendo che Trump (con l’annuncio del nuovo inasprimento sanzionatorio) abbia rafforzato “in modo molto, molto forte” la pressione su Teheran e direttamente “su coloro che aiutano questo regime, questa terribile dittatura”. Netanyahu ha infine avvertito che “la sfida dell’Iran non è finita”, ricordando che Israele deve ancora affrontare “la sfida a Gaza, in Libano e su altri fronti. Siamo determinati a farlo”. 

Nel frattempo, Teheran intensifica i propri contatti internazionali. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e quello russo Vladimir Putin hanno in programma un incontro a margine del prossimo vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), fissato per il primo settembre a Bishkek, in Kirghizistan. La notizia è stata riferita dai media di Teheran citando l’ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali. Il vertice si terrà sotto la presidenza del Kirghizistan e vedrà riuniti i leader dei Paesi membri per discutere di sicurezza regionale e cooperazione economica.