WASHINGTON – L’amministrazione del presidente Donald Trump ha sospeso temporaneamente gli appuntamenti per i visti in ambasciate e consolati americani di tutto il mondo, nell’ambito di una nuova iniziativa del Dipartimento di Stato che si inserisce nella più ampia revisione della politica migratoria statunitense.

Un portavoce del Dipartimento di Stato ha spiegato che è stato avviato un programma globale di formazione per il personale consolare e che, per consentirne lo svolgimento, gli appuntamenti relativi ai servizi per i visti saranno rimodulati.

Il governo non ha indicato quanto durerà la pausa né fornito un calendario preciso per il ripristino delle normali procedure.

Secondo il Dipartimento di Stato, la formazione servirà a garantire una valutazione “completa e coerente” dei richiedenti e a rafforzare i controlli sulle persone ritenute a rischio di diventare dipendenti dai benefici pubblici americani.

Il Financial Times aveva riferito in precedenza che alcuni richiedenti di visti per immigrazione, già convocati per un colloquio presso ambasciate e consolati statunitensi, avevano ricevuto email con cui veniva comunicato il rinvio dell’appuntamento a una data ancora da stabilire.

La misura viene attivata mentre Trump continua ad ampliare le restrizioni sull’immigrazione durante il suo secondo mandato alla Casa Bianca.

La strategia comprende un’accelerazione delle espulsioni, revoche di visti e green card e il rigetto di alcune domande sulla base di diversi criteri, compresi casi legati alle opinioni politiche o alla partecipazione a proteste filo-palestinesi contro le operazioni militari israeliane a Gaza.

Trump sostiene che l’inasprimento delle verifiche sia necessario per rafforzare la sicurezza interna.

Il governo ha tuttavia incontrato diversi ostacoli giudiziari.

Venerdì un giudice federale aveva annullato una politica dell’amministrazione che sospendeva il rilascio di visti per immigrazione a richiedenti provenienti da 75 Paesi, stabilendo che la misura superava i poteri attribuiti dalla legge al segretario di Stato Marco Rubio.

Le organizzazioni per i diritti civili hanno criticato ripetutamente l’impostazione della Casa Bianca, sostenendo che alcune misure siano discriminatorie e incompatibili con le garanzie di libertà di espressione e con il diritto a procedure regolari.

Secondo questi gruppi, il clima determinato dalle nuove politiche ha inoltre accresciuto le preoccupazioni delle minoranze etniche per possibili controlli basati sull’origine o sull’aspetto delle persone.

Trump aveva condotto la campagna elettorale del 2024 soprattutto sulla riduzione dell’immigrazione irregolare, ma il suo governo ha reso più onerosi anche alcuni canali legali, introducendo tra l’altro nuove tariffe elevate per determinate categorie di visti di lavoro.