Ha appena compiuto 80 anni Nicola Piovani, compositore, pianista, direttore di orchestra, insignito del Premio Oscar nel 1999 per la colonna sonora del film La vita è bella, di Roberto Benigni. Uno dei migliori talenti italiani, poliedrico, capace di spaziare in tutti gli ambiti musicali offrendo sempre bellezza.
Nato a Roma, nel quartiere Trionfale, è cresciuto nell’arte. Suo padre suonava la tromba nella banda del paese di Corchiano, in provincia di Viterbo e sua zia Pina Piovani, attrice professionista, ha recitato con le principali compagnie teatrali romane fra cui quella di Ettore Petrolini e Aldo Fabrizi.
Ha iniziato a studiare musica sin da piccolo, prima la fisarmonica e poi il pianoforte, sostenendo gli esami al conservatorio di Milano. Il suo nome è legato in particolare alla musica da cinema. Su tutto, l’Oscar per la celebre composizione del film La vita è bella che è valso l’ambizioso premio anche al regista Roberto Benigni.
Andando indietro nel tempo, i primi passi nella composizione di musica da cinema risalgono ai tempi dell’Università durante l’occupazione della facoltà di Filosofia dove conosce Silvano Agosti, nel ‘68, per cui compone la colonna sonora dei Cinegiornali del Movimento Studentesco. Nel 1969, sempre Agosti gli affida le musiche di NP Il Segreto. Da lì in poi, è tutta una carriera che lo conduce a scrivere e comporre oltre 200 colonne sonore lavorando con le firme più prestigiose del cinema italiano come Bellocchio, Monicelli, Moretti, i Fratelli Taviani, Tornatore, Benigni, Muccino, Amelio, Rubini.
Sono suoi i commenti musicali anche per gli ultimi tre film di Federico Fellini. La fama varca anche i confini italiani ed è chiamato a comporre anche per registi come Ben Von Verbong, Pál Gábor, Dusan Makavejev, Bigas Luna, Joss Stelling, John Irvin, Sergej Bodrov, Éric-Emmanuel Schmitt, Philippe Lioret, Luis Sepulveda, Daniele Thompson, Xavier Durringer.
Nel suo curriculum anche canzoni scritte con Fabrizio De André per Non al denaro, non all’amore né al cielo, e Storia di un impiegato. Pezzi per Benigni ovvero, Quanto t’ho amato. I brani composti sono raccolti nell’album Piovani cantabile con il contributo vocale, fra gli altri, di Francesco De Gregori, Giorgia, Fiorella Mannoia, Gigi Proietti, Benigni, Jovanotti e con la partecipazione dei Solisti della Scala di Milano. Ci sono poi musiche di scena per il teatro e della commedia musicale, in particolare I sette re di Roma, portato in scena da Proietti su libretto di Luigi Magni e la regia di Pietro Garinei. Dal sodalizio con Vincenzo Cerami e Lello Arena, esce alla fine degli anni 80, la Compagnia della Luna con l’intento di dare vita a un teatro dove musica e parola interagiscano sul piano espressivo. I primi frutti di questa collaborazione sono: La cantata del fiore (1988) e La cantata del buffo (1990), Il signor Novecento (1992), Canti di scena (1993) e Romanzo musicale (1998).
Nel 2000 debutta il Concerto fotogramma, nel 2001 il Concerto in quintetto. Nel 2011 Viaggi di Ulisse. Nel 2015 La musica è pericolosa. Seguono tante altre partiture nell’ambito del teatro musicale fino al 2022 con Il sangue e la parola, presentato sulla Piazza del Quirinale alla presenza del presidente della Repubblica.
Ci sono poi numerose composizioni da concerto, come la Sinfonia delle stagioni (2019) cantata sinfonica per voci, voce recitante, coro di voci bianche e orchestra, scritto in occasione del decimo anniversario del sisma che distrusse L’Aquila. E ovviamente, in un musicista a 360 gradi c’è anche la lirica: nel 2022 dirige, al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, Amorosa presenza, opera lirica da lui composta, che si ispira al romanzo omonimo di Cerami.
In carriera ha vinto quattro David di Donatello, quattro Nastri d’Argento, due Premi Ennio Morricone, tre Globi d’oro, il Premio cinematografico delle nazioni, il Premio alla carriera al Festival di Madrid, il Premio Festival del Cinema Europeo, il Premio le Maschere del Teatro, Sound Stars Award alla carriera, e l’indimenticabile Premio Oscar.
Un grande Maestro contemporaneo che continua a dare lustro all’Italia attraverso la sua arte e la sua sapienza musicale, spaziando nei generi come solo i grandi musicisti sanno fare. Ci piace fargli gli auguri ricordando una frase riportata sulla sua pagina social, riferita a un paio di anni fa: “Se conosci Brahms e i Maneskin, Verdi e Taylor Swift, puoi scegliere. Se ti affidi all’algoritmo vieni scelto. Mi piacerebbe che la scuola educasse alla libera scelta, che prevede informazione e conoscenza. Poi ognuno si innamora di quel che lo rapisce, Vasco o Puccini, Annalisa o la Callas”.