WASHINGTON - Potrebbe essere davvero vicina la fine della guerra tra Iran e Stati Uniti.

Il condizionale, tuttavia, resta d’obbligo. Dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump, secondo cui Teheran avrebbe “concordato di non dotarsi mai di armi nucleari”, sono infatti arrivate una serie di smentite e precisazioni che continuano ad alimentare l’incertezza sull’effettiva portata dell’intesa.  

A complicare ulteriormente il quadro è stata un’indiscrezione pubblicata da Axios, secondo cui l’accordo verrebbe ufficialmente firmato domenica a Ginevra. Una ricostruzione immediatamente respinta dall’Iran. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, che cita l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars, una fonte anonima vicina al team negoziale ha definito la notizia “completamente falsa”. 

Secondo quanto riportato dalla Fars, la fonte avrebbe riportato che “le affermazioni di Trump e di alcuni media stranieri secondo cui l’accordo sarebbe stato finalizzato e la firma a Ginevra è prevista per domenica sono completamente false”, aggiungendo che il processo interno di revisione e approvazione da parte dell’Iran non è ancora stato completato. 

Poco dopo è intervenuto lo stesso Trump, accusando Teheran di diffondere informazioni false sui contenuti dell’intesa e sostenendo che la controparte non stia negoziando in modo trasparente.

“I termini che l’Iran ha fatto trapelare sulle Fake News (ovvero le testate che il presidente Usa considera ostili alla sua amministrazione, ndr) non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno detto, inclusa la loro debole e patetica dichiarazione di aver raggiunto un accordo, non ha alcuna relazione con la verità. Persone molto disonorevoli con cui trattare. Con loro, non esiste il concetto di trattare in buona fede. Incredibile! Inoltre, il loro attacco con droni, totalmente respinto, di ieri sera contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz è assolutamente inaccettabile. Meglio che si diano una mossa, e in fretta!”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti sul suo profilo Truth Social. 

Secondo la versione fornita dall’amministrazione Usa, l’Iran avrebbe accettato di smantellare il proprio programma nucleare militare e di eliminare il materiale nucleare accumulato. A sostenerlo è stato un funzionario della Casa Bianca all’Afp, mentre le due parti continuano a fornire interpretazioni differenti dei contenuti dell’accordo. 

Lo stesso funzionario ha affermato che Teheran avrebbe accettato la riapertura dello Stretto di Hormuz e che non riceverà alcun fondo congelato fino a quando non avrà rispettato gli impegni assunti nell’ambito di quello che Washington definisce un “accordo basato sulle prestazioni”. 

Un concetto successivamente ribadito dal vicepresidente J.D. Vance in un lungo messaggio pubblicato su X. “Vedo un sacco di informazioni false su un potenziale accordo per riaprire lo Stretto e porre fine al programma di armi nucleari dell’Iran. Primo, gli iraniani non ricevono contanti, e nessun fondo viene sbloccato, solo per firmare un accordo o partecipare a un incontro”, ha scritto Vance. 

“L’accordo è strutturato per garantire che le preoccupazioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati siano prioritarie, e che se la Repubblica Islamica dell’Iran adempie ai suoi obblighi, allora i benefici economici fluiranno verso di loro e verso l’intera regione. Questo accordo ha il potenziale per rifare la regione e portare a una pace duratura”, ha aggiunto. 

Il vicepresidente ha poi criticato le ricostruzioni circolate nelle ultime ore: “Ho notato un paio di cose bizzarre nelle notizie delle ultime ore. Primo, persone che (giustamente) dicevano che Donald Trump era un presidente storico un mese fa ora criticano un accordo basandosi su report dei media non confermati. Secondo, persone che dicono che non si può credere a una parola detta dai pasdaran, che apparentemente credono a post sui social media con fonti anonime. Il presidente ci porterà a un buon risultato, in un modo o nell’altro”, ha concluso Vance. 

Dal lato iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha mantenuto una posizione più prudente, confermando che i negoziati sono in una fase avanzata ma evitando di parlare di accordo concluso. “Il Memorandum d’intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione. In attesa della sua finalizzazione, i media dovrebbero astenersi dal formulare speculazioni sul suo contenuto. In linea con il nostro approccio responsabile e trasparente, tutti i dettagli saranno condivisi con il pubblico al momento opportuno”, ha scritto Araghchi su X. 

Le dichiarazioni delle ultime ore confermano dunque che Washington e Teheran sembrano più vicine che mai a un’intesa, ma evidenziano anche profonde divergenze sulla narrazione pubblica dei negoziati e sui contenuti effettivi dell’accordo. Per il momento, la firma resta un obiettivo dichiarato, ma non ancora una certezza.