ROMA - Alberto Stasi lascia il carcere e ottiene l’affidamento in prova ai servizi sociali. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano, accogliendo l’istanza presentata dalla difesa, sulla quale la Procura generale aveva espresso parere favorevole. 

Condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, era detenuto dal 2015 e si trovava già in regime di semilibertà. La fine pena è prevista nel 2028. 

La misura concessa dai giudici non è collegata all’eventuale richiesta di revisione del processo, che la difesa ha annunciato di voler presentare.

L’affidamento in prova è una misura alternativa al carcere e consente di scontare la pena residua fuori dall’istituto penitenziario, seguendo però prescrizioni precise. 

Il parere favorevole della Procura generale di Milano, diretta da Francesca Nanni, è arrivato alla luce della buona condotta tenuta durante la detenzione e anche nel periodo di semilibertà. Hanno pesato anche le relazioni positive dell’équipe del carcere di Bollate e dell’area educativa. 

Stasi era presente all’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza, che si è svolta nel pomeriggio in forma riservata, e secondo quanto riferito ha risposto in modo pacato alle domande dei magistrati, che in questi casi riguardano di solito la vita in carcere, il lavoro, i comportamenti tenuti durante la detenzione e il percorso personale del condannato. 

La sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha dato parere favorevole alla misura, sottolineando la buona condotta di Stasi, il percorso svolto in carcere e il comportamento tenuto dopo l’intervista televisiva che in passato aveva portato la Procura generale a chiedere l’annullamento con rinvio della semilibertà, poi confermata dalla Cassazione. 

Nel parere positivo è stato valorizzato anche il fatto che Stasi abbia accettato la condanna, pur continuando a proclamarsi innocente, e che stia risarcendo i familiari di Chiara Poggi. 

Con l’affidamento in prova, Stasi potrà continuare a lavorare come contabile in uno studio del centro di Milano, attività che già svolgeva durante la semilibertà. In casi di questo tipo, al lavoro può essere affiancato anche un percorso di volontariato. 

Il Tribunale indicherà nel provvedimento le prescrizioni da rispettare, tra cui gli orari, eventuali limiti agli spostamenti, il divieto di lasciare l’Italia e possibili restrizioni sui rapporti con i media. Stasi non sarà quindi libero in senso pieno, ma non dovrà più rientrare in carcere la sera, come avveniva con la semilibertà. L’affidamento potrà essere revocato se non saranno rispettate le condizioni stabilite dai giudici.