WASHINGTON - La guerra tra Iran e Stati Uniti sembra essere giunta al termine. Dopo aver fermato i raid aerei precedentemente minacciati contro il regime degli ayatollah, il presidente Usa Donald Trump ha svelato a sorpresa i primi dettagli di un’intesa con Teheran. Parlando durante un comizio telefonico a sostegno di Burt Jones come governatore della Georgia, il tycoon ha dichiarato: “Non so se lo sapete, ma oggi abbiamo posto fine alla guerra con l’Iran”. 

Secondo quanto aggiunto dal presidente statunitense, Teheran ha “concordato di non dotarsi mai di armi nucleari, cosa su cui abbiamo insistito. Questo era l’obiettivo principale. Rappresentava il 95% della questione”. 

Mentre la Casa Bianca prepara la logistica per la cerimonia di firma, l’Iran mantiene una postura più cauta, facendo sapere che l’intesa è quasi pronta ma non è stata ancora formalmente finalizzata. Secondo le indiscrezioni di Axios, l’accordo quadro preliminare sarà siglato a Ginevra, forse già nel fine settimana. Quattro aerei dell’aeronautica militare statunitense sono già stati inviati in Europa con l’equipaggiamento necessario per il vicepresidente J.D. Vance, che firmerà il documento a nome di Washington. 

I media ufficiali iraniani hanno iniziato a delineare i punti principali del testo in fase di definizione. Secondo l’agenzia di stampa Mehr, che cita una fonte vicina al team negoziale di Teheran, la bozza prevede una finestra di 60 giorni di negoziati per raggiungere un’intesa definitiva sulle questioni nucleari e ottenere la revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi.   

Questo periodo di trattative consentirà lo “sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani bloccati durante il periodo di negoziazione finale di 60 giorni”, precisando che la somma totale sarebbe “messa a disposizione dell’Iran prima dell’inizio dei negoziati”. 

Sul fronte geopolitico e dell’arricchimento dell’uranio, Teheran ha fissato dei paletti invalicabili. L’agenzia ufficiale Irna ha chiarito che il paese manterrà il diritto all’arricchimento dell’uranio anche al termine dei 60 giorni: “L’Iran negozierà sul programma nucleare esclusivamente nel quadro dei principi fondamentali della Repubblica islamica, e questioni come il diritto dell’Iran all’arricchimento dell’uranio e il mantenimento del materiale arricchito saranno al centro dell’attenzione al fine di includerle nell’accordo finale”. 

Allo stesso modo, le autorità iraniane hanno specificato che le condizioni sullo strategico Stretto di Hormuz rimarranno immutate: “L’Iran non si impegna in questo testo a cedere il controllo dello stretto né a ripristinare le condizioni che prevalevano prima dell’aggressione militare americana e israeliana”. 

L’annuncio unilaterale di Trump ha scosso gli equilibri internazionali. In una successiva conversazione telefonica con il corrispondente di La7, il presidente Trump ha liquidato duramente il ruolo degli alleati storici, definendo il G7 e l’Europa “irrilevanti” e rivendicando il successo strategico unicamente per gli Stati Uniti. “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. (...) Era in qualche modo irrilevante. Abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto”, ha dichiarato. 

Sul fronte opposto, il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato colto di sorpresa: secondo il giornalista di Axios Barak Ravid, il primo ministro non era stato informato in anticipo dell’imminente accordo. Di stampo diverso la reazione dell’Egitto, il cui ministero degli Esteri ha esortato le parti a cogliere “un’opportunità disponibile” per mettere fine alle ostilità e preparare il terreno a una nuova stabilità regionale. 

Nonostante la svolta diplomatica, la tensione sul campo non si è del tutto spenta. Nella notte, un funzionario statunitense ha riferito alla Reuters che le forze Usa hanno intercettato due droni iraniani che tentavano di attaccare alcune navi nello Stretto di Hormuz, pur confermando che “il traffico attraverso lo stretto prosegue”. 

Inoltre, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, ha condannato duramente su X l’attacco Usa condotto due giorni fa contro una petroliera battente bandiera di Palau al largo dell’Oman, costato la vita a tre marinai indiani: “I brutali attacchi statunitensi contro navi mercantili indiane, che hanno causato la morte di almeno tre cittadini indiani, rappresentano una chiara prova della continua politica americana di rapina a mano armata e pirateria di Stato”. Esprimendo cordoglio a Nuova Delhi, Baqaei ha chiesto alla comunità internazionale di ritenere Washington responsabile. 

Infine, sul piano interno, il sindaco di Teheran Alireza Zakani ha annunciato il rinvio dei funerali di Stato della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso dai raid israelo-statunitensi il primo giorno di guerra. Inizialmente previste per l’inizio di giugno, le esequie sono state posticipate alla fine del mese o all’inizio di luglio per permettere alla popolazione di completare il periodo di lutto annuale per l’Imam Hussein.