WASHINGTON – Donald Trump non rinuncia al blocco dello Stretto di Hormuz, e boccia la proposta dell’Iran per porre fine alla guerra. Teheran ci riprova e prepara una nuova offerta, il tempo stringe per tutti mentre il petrolio viaggia oltre i 100 dollari al barile.
Il presidente degli Stati Uniti ha giudicato insufficiente l’iniziativa di Teheran per chiudere definitivamente la guerra.
La Repubblica islamica ha chiesto la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, sigillato dal blocco navale americano da settimane, per porre fine al conflitto. Con l’accordo raggiunto, secondo l’Iran, si potrebbe discutere del programma nucleare e dei 440 chili di uranio arricchito al 60%. Trump ha valutato, ha riflettuto con i suoi collaboratori e ha detto no.
Per il presidente americano, la prima linea rossa non cambia: Teheran non dovrà avere mai armi nucleari. I mediatori in Pakistan attendono quindi una proposta rivista da parte dell’Iran, come riferiscono alla Cnn fonti vicine al negoziato. L’elaborazione del nuovo documento richiede tempo: bisogna conciliare posizioni diverse e trovare un compromesso tra colombe e falchi, tra chi è disposto a concessioni e chi non si sposta dal ‘muro contro muro’.
L’ala più radicale del fronte conservatore - la fazione Paydari - si oppone a qualsiasi dialogo con gli Stati Uniti. Il processo decisionale della Repubblica islamica è rallentato anche dalle difficoltà di comunicazione con la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che si trova in una località tenuta segreta per motivi di sicurezza.
Trump è convinto che l’Iran sarà costretto a negoziare in tempi brevi. “L’Iran ci ha appena comunicato di trovarsi in uno ‘stato di collasso’. Ci chiedono di ‘aprire lo Stretto di Hormuz’ il prima possibile, mentre cercano di chiarire la situazione sulla leadership (cosa che, a mio avviso, riusciranno a fare)”, scrive il presidente americano su Truth.
Il numero 1 della Casa Bianca è convinto che l’industria petrolifera di Teheran sia prossima all’implosione: “Non possono trasportare greggio, non hanno navi e container per caricarlo. Se il sistema salta, diventa impossibile ripristinarlo”. Non è solo il petrolio a preoccupare l’Iran. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha effetti rilevanti sull’importazione di beni di prima necessità che iniziano a scarseggiare. L’economia del Paese, provata dalla guerra, continua a soffrire e anche l’occupazione diventa un tema caldo con migliaia di posti di lavoro a rischio.
Anche per gli Stati Uniti, e in generale per l’Occidente, il calendario ha un ruolo sempre più centrale. Dal primo maggio, a 60 giorni dai primi attacchi scattati il 28 febbraio, Trump ‘rischia’ di dover ricorrere all’autorizzazione del Congresso per procedere ad ulteriori azioni.
Al di là del quadro istituzionale, come riferisce Axios, a Washington sta crescendo la preoccupazione per il possibile coinvolgimento degli Stati Uniti in un conflitto “congelato”, senza guerra aperta ma anche senza accordo. In questo scenario, le forze a stelle e strisce resterebbero dispiegate nella regione per mesi, con lo Stretto di Hormuz chiuso, mentre le due parti continuerebbero ad attendere una mossa dell’avversario.
Intanto si muove anche la Russia nella partita diplomatica sul conflitto in Iran. Putin ha ricevuto Abbas Araghchi a San Pietroburgo. Un faccia a faccia di circa 90 minuti. “È stato un ottimo incontro”, ha detto il ministro degli Esteri iraniano. Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha sottolineato che il bilaterale tra Putin e il ministro iraniano non è stato sgradito agli Usa.
“La Russia spera che il popolo iraniano superi questo periodo di difficoltà e che la pace arrivi” ha detto Putin, durante l’incontro con Araghchi. Il Presidente ha sottolineato che la Russia farà tutto il possibile, nell’interesse dell’Iran e degli altri Paesi della regione, “per portare la pace in Medio Oriente il più rapidamente possibile”. Putin ha inoltre affermato di aver ricevuto la scorsa settimana un messaggio dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
“La scorsa settimana ho ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema dell’Iran. Vorrei chiederle di trasmetterle la mia sincera gratitudine e di confermare che la Russia, come l’Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche”, ha dichiarato Putin, citato da Interfax.
Traballa, nel frattempo, l’estensione della tregua in Libano annunciata da Donald Trump, tra attacchi reciproci e accuse incrociate di violazioni da parte di Israele ed Hezbollah. Il ministero libanese della Salute ha annunciato che gli attacchi israeliani nel sud del Paese hanno causato la morte di 14 persone, nonostante la recente proroga del cessate il fuoco.
Tra le vittime figurano due donne e due bambini, ha dichiarato il ministero in un comunicato. Media libanesi riferiscono che aerei da combattimento delle Forze di difesa israeliane (Idf) hanno attaccato diversi villaggi nel sud del Paese, tra cui Yater, Khirbet Salem, Kafra, Burj Kalawiyya e Beit Yakhon