ADELAIDE – L’ex commissario elettorale federale Tom Rogers è stato incaricato di guidare un’ampia revisione indipendente sulla gestione delle recenti elezioni statali del South Australia e del voto per la First Nations Voice, dopo una serie di gravi disfunzioni che hanno sollevato dubbi sull’efficienza del sistema elettorale.

La decisione arriva dopo settimane di polemiche legate a errori organizzativi, schede mancanti, problemi tecnici e carenze di personale nei seggi. La revisione dovrà valutare “l’adeguatezza della preparazione e dello svolgimento” delle consultazioni e proporre eventuali raccomandazioni per evitare il ripetersi di simili criticità in futuro.

Il premier del South Australia, Peter Malinauskas, ha sottolineato la necessità di fare piena luce sugli eventi: “Dobbiamo arrivare fino in fondo per capire come [questi problemi] si sono verificati”, ha dichiarato, aggiungendo che la fiducia nel processo democratico è fondamentale.

La revisione sarà condotta in modo indipendente e riferirà direttamente al Parlamento, non al governo. “È importante che sia indipendente, ed è per questo che questa revisione non riferirà al governo, ma alle Camere”, ha spiegato Malinauskas.

Rogers, che ha guidato la Australian Electoral Commission dal 2014 al 2024, gestendo tre elezioni federali, è considerato una figura di grande esperienza, con un passato nelle forze armate e nelle forze dell’ordine federali. In precedenza aveva già supervisionato una profonda riforma del sistema elettorale dopo lo scandalo delle schede smarrite del 2013.

Presentando il suo incarico, Rogers ha evidenziato la complessità delle operazioni elettorali: “Le elezioni sono normalmente una delle attività logistiche più complesse in tempo di pace in qualsiasi giurisdizione in cui vengono organizzate”. Tuttavia, ha aggiunto, “devono essere gestite bene”.

L’ex commissario ha insistito sull’importanza della fiducia pubblica: “I cittadini devono avere fiducia nei risultati; è una parte fondamentale della nostra democrazia assicurarsi che i cittadini abbiano fiducia nel modo in cui queste elezioni sono state svolte”.

L’indagine arriva dopo un vero e proprio “fiasco” elettorale, caratterizzato da una serie di errori che hanno minato la credibilità dell’Electoral Commission of South Australia (ECSA). Tra le criticità segnalate vi sono la perdita di urne contenenti voti, ritardi nei risultati, problemi nei pagamenti del personale e persino la presenza di un volontario di un partito politico incaricato ufficialmente del conteggio delle schede.

Uno degli episodi più rilevanti ha riguardato la scomparsa temporanea di circa 80 schede in un collegio particolarmente conteso, che ha messo in dubbio l’esito della vittoria di un candidato di One Nation, poi confermata dopo un nuovo conteggio. Ulteriori schede non conteggiate sono state successivamente rinvenute in altri collegi, alimentando le preoccupazioni.

Anche la stessa Commissione elettorale ha ammesso le proprie responsabilità. Il commissario ad interim Leah McLay ha riconosciuto che la performance dell’ente è stata “ben al di sotto” delle aspettative della comunità e ha dichiarato: “Sebbene i problemi operativi verificatisi non abbiano influito sull’integrità dell’elezione, condivido la frustrazione della comunità per questi inaccettabili malfunzionamenti del sistema”.

Il governo ha fatto sapere che la revisione iniziale sarà finanziata con un budget di circa 200mila dollari, con la possibilità di ulteriori fondi se necessario. Malinauskas ha inoltre espresso l’aspettativa che tutti i membri della Commissione elettorale collaborino pienamente all’indagine: “L’aspettativa senza riserve del governo è che tutti i membri della commissione elettorale partecipino alla revisione”.

Nel frattempo, l’attenzione si concentra anche sulla leadership dell’ente elettorale. Il ruolo del commissario Mick Sherry, attualmente in congedo per motivi personali, sarà probabilmente oggetto di attento esame nel corso dell’indagine.

Con oltre 1,4 milioni di elettori coinvolti e più di 8.000 operatori impiegati nei seggi, le elezioni avrebbero dovuto rappresentare un banco di prova per l’efficienza del sistema. Invece, la sequenza di errori ha sollevato interrogativi profondi sulla capacità organizzativa e sulla tenuta delle istituzioni.