BUENOS AIRES – La Conferenza episcopale argentina (Cea) ha chiesto lunedì una “rapida soluzione attraverso canali di dialogo e comprensione”, di fronte alla decisione del governo di Javier Milei di sospendere l’accesso alla Casa Rosada ai giornalisti accreditati.
Il pronunciamento è avvenuto dopo un incontro tra rappresentanti della Chiesa e lavoratori della stampa colpiti dalla chiusura temporanea della storica sala “Decano Roberto Di Sandro”.
Secondo il comunicato diffuso dall’Episcopato, durante la riunione i giornalisti hanno sottolineato l’importanza di questo spazio, che funziona “in modo quasi ininterrotto dal 1940”, e hanno avvertito che la sua chiusura incide direttamente sull’esercizio quotidiano della professione e sul diritto della società a ricevere informazione.
La misura ufficiale, in vigore dal 23 aprile, riguarda circa sessanta cronisti che seguono quotidianamente l’attività presidenziale.
Secondo fonti governative citate dai media nazionali, la sospensione si inserisce in un’indagine su una presunta infiltrazione nei media e in una denuncia penale contro due giornalisti del canale Todo Noticias, accusati di spionaggio illegale, dopo la diffusione di immagini registrate all’interno della sede governativa.
Come parte della decisione, l’Esecutivo ha revocato la proroga delle accrediti per il 2025 e ha ordinato la cancellazione delle impronte digitali registrate per l’ingresso, il che di fatto blocca l’accesso alla Casa Rosada “fino a nuovo avviso”. Finora non è stato diffuso alcun comunicato ufficiale che dettagli la portata della misura.
Dal settore giornalistico è stato segnalato che la revoca delle credenziali rappresenta un fatto insolito nella storia istituzionale argentina, poiché la sala stampa è rimasta operativa anche durante governi di fatto delle dittature. In questo contesto, i lavoratori continuano a svolgere le loro attività da uffici vicini a Plaza de Mayo.
Durante l’incontro con la Chiesa, i giornalisti hanno inoltre evidenziato la necessità di garantire il rispetto del diritto al lavoro, della libertà di espressione e dell’accesso all’informazione, mettendo in guardia su possibili violazioni dei principi costituzionali.
L’Episcopato, da parte sua, ha sostenuto queste richieste e ha aggiunto un appello a “sradicare i discorsi d’odio”, in linea con recenti messaggi di papa Leone XIV, che ha invitato a “disarmare le parole e abbandonare espressioni offensive”.
La controversia si è generata in modo parallelo alla denuncia presentata dalla Casa Militare al tribunale federale n. 4 di Comodoro Py, sotto la responsabilità di Ariel Lijo, per la diffusione di immagini di aree interne dell’edificio governativo.
Il presidente Milei, che si trovava in Israele al momento della trasmissione del servizio televisivo, ha definito i giornalisti coinvolti “delinquenti” e ha chiesto di accelerare le indagini per determinare le responsabilità individuali.