CANBERRA – L’inflazione accelera ai livelli più alti degli ultimi tre anni, riaprendo il fronte dei tassi d’interesse proprio mentre famiglie e mutuatari si preparano a una possibile nuova stretta da parte della Reserve Bank of Australia (RBA).
Secondo i dati diffusi oggi dall’Australian Bureau of Statistics, l’indice dei prezzi al consumo è salito del 4,6% nei dodici mesi fino a marzo, in netto aumento rispetto al 3,7% registrato a febbraio. Il dato resta ben oltre l’intervallo obiettivo della Banca centrale, fissato tra il 2% e il 3%, e segna il livello più elevato dal 2023.
A trainare l’impennata sono stati soprattutto i carburanti, con un aumento del 32,8% in un solo mese: il balzo più alto mai registrato. Il rincaro è legato alla crisi energetica innescata dal conflitto con l’Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per il trasporto globale di petrolio.
Il caro energia si riflette direttamente sui costi di trasporto, che stanno alimentando una nuova ondata inflattiva. “Eravamo già fuori dal target della RBA, ora la situazione è peggiorata”, ha osservato il commentatore politico Charles Croucher, sottolineando come il rincaro alla pompa stia propagandosi all’intera economia.
I mercati finanziari, già prima della pubblicazione dei dati, attribuivano una probabilità elevata a un rialzo dei tassi d’interesse in occasione della riunione di maggio. Tutte le principali banche australiane prevedono una nuova stretta, che porterebbe il tasso di riferimento al 4,35%.
Un elemento che offre un margine di sollievo è rappresentato dall’inflazione di fondo, indicatore preferito dalla RBA, che si è mantenuta vicina al 3,3%, senza ulteriori accelerazioni marcate. Tuttavia, gli economisti avvertono che uno shock prolungato sui prezzi dell’energia riduce lo spazio di manovra della Banca centrale.
Secondo Oxford Economics Australia, se le tensioni sul petrolio dovessero persistere, l’istituto guidato da Michele Bullock potrebbe essere costretto a intervenire più volte nel corso dell’anno per contenere le aspettative inflattive.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha riconosciuto che il picco dei prezzi potrebbe non essere ancora stato raggiunto. “Questo conflitto potrebbe spingere l’inflazione ancora più in alto prima di un rientro”, ha dichiarato, aggiungendo che il taglio temporaneo delle accise sui carburanti ha attenuato solo in parte l’impatto.
Nel frattempo, anche il costo dell’elettricità ha registrato aumenti su base annua, complice la fine di alcune misure di contenimento pubblico varate dal governo. Il quadro che emerge è quello di una pressione diffusa sul costo della vita, con effetti destinati a pesare sulle decisioni della Banca centrale nelle prossime settimane.