SYDNEY – Il governo del New South Wales ha annunciato l’apertura di nuove aree all’esplorazione di gas naturale per la prima volta in dieci anni, in risposta ai timori di future carenze energetiche lungo la costa orientale australiana.
Le zone interessate sono i bacini di Bancannia e Pondie Range, nell’estrema area occidentale dello Stato, a nord di Broken Hill. Le nuove licenze andranno ad affiancare il già esistente Narrabri Gas Project, uno dei principali progetti di produzione interna.
La decisione viene presa mentre l’Australian Energy Market Operator prevede possibili deficit di gas nei prossimi anni, con implicazioni dirette per famiglie, industria e stabilità della rete elettrica.
Il ministro statale delle Risorse naturali, Courtney Houssos, ha spiegato che il gas resta un elemento chiave nel sistema energetico, soprattutto per garantire continuità quando la produzione da fonti rinnovabili come solare ed eolico è insufficiente. “Dobbiamo agire in modo attento e graduale per sostenere una rete stabile nel lungo periodo”, ha dichiarato, collegando la scelta anche al contesto internazionale segnato da tensioni e instabilità.
Per incentivare la partecipazione delle imprese, il costo per richiedere una licenza di esplorazione sarà drasticamente ridotto, passando da 50mila a milla dollari. Il governo punta così ad attirare nuovi investimenti in un settore considerato strategico.
Nonostante l’apertura, ogni progetto dovrà comunque superare valutazioni indipendenti, incluse consultazioni con le comunità locali e i custodi tradizionali, e rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dallo Stato.
Proprio su questo punto emergono le principali critiche. Il New South Wales si è impegnato a ridurre le emissioni al 50% dei livelli del 2005 entro il 2030, ma diversi osservatori sottolineano come l’espansione di attività legate ai combustibili fossili renda più difficile centrare il traguardo.
La Net Zero Commission ha indicato che ulteriori progressi nella decarbonizzazione del sistema elettrico saranno indispensabili per rispettare gli obiettivi. Allo stesso tempo, anche le recenti decisioni di estendere l’attività di miniere di carbone hanno contribuito ad alimentare il dibattito politico.
I sostenitori dell’espansione del gas ribattono che una maggiore produzione interna potrebbe evitare il trasferimento delle emissioni all’estero. Secondo il sindacato Australian Workers Union, industrie energivore dipendono da forniture affidabili e accessibili: senza di esse, produzione e occupazione rischiano di spostarsi fuori dal Paese.
Il confronto resta aperto tra esigenze di sicurezza energetica e impegni climatici, con il governo chiamato a bilanciare due obiettivi difficili da conciliare.