Il primo aprile è sempre una giornata rischiosa per chi legge le notizie, soprattutto online. Il pesce d’aprile è sempre in agguato e un lettore distratto può facilmente imbattersi in bufale clamorose. Non mancano gli esempi nel corso degli anni: dagli alberi su cui crescerebbero gli spaghetti alla scoperta di un nuovo organo all’interno del corpo umano.

Per questo motivo, quando proprio il primo aprile La Repubblica ha pubblicato un articolo dal titolo “Bonifici bloccati dal 2 al 6 aprile per Pasqua”, alcuni lettori avranno pensato si trattasse di uno scherzo. Purtroppo, inoltrandosi nella notizia, si è scoperto che non lo era affatto. Durante le festività il sistema che gestisce i pagamenti a livello europeo, il Target2, non è stato operativo. Lo stop ha riguardato i bonifici ordinari, comprendendo anche le operazioni partite dalle 18 del giovedì precedente alla Pasqua. In pratica una fetta rilevante dell’infrastruttura dei pagamenti europei è stata temporaneamente messa offline.

Va detto che non si è trattato di un blackout totale: i bonifici istantanei e i giroconti, che utilizzano circuiti differenti, hanno continuato a funzionare regolarmente. Inoltre, per chi conosce il funzionamento del sistema bancario, questa non è neppure una vera notizia: l’aggiornamento dei sistemi viene programmato ogni anno proprio durante le festività pasquali, quando il traffico di pagamenti è più basso.

L’episodio resta tuttavia significativo perché racconta bene quanto il sistema finanziario tradizionale sia ancora legato a logiche e infrastrutture nate in un’altra epoca. Mettere offline un’intera rete digitale per una manutenzione programmata è qualcosa che oggi suona quantomeno anacronistico. Il paradosso diventa ancora più evidente se si guarda al contesto italiano, dove i bonifici continuano ad avere un costo per l’utente.

Una situazione curiosa: quando una persona si reca fisicamente in banca e chiede assistenza a un operatore per effettuare un bonifico è comprensibile pagare una commissione per il servizio, ma quando il bonifico viene eseguito autonomamente in rete, spesso il costo rimane comunque. E se non si sceglie la modalità istantanea bisogna attendere fino al giorno lavorativo successivo per l’accredito del pagamento.

Per un servizio che dovrebbe rappresentare l’infrastruttura base dell’economia digitale sembra quasi di essere rimasti indietro di decenni.

Tutto questo sarebbe anche accettabile se non ci fossero alternative, ma da tempo esiste Bitcoin. Con la rete Bitcoin i trasferimenti di valore possono avvenire in qualsiasi momento, senza giorni festivi o finestre di manutenzione che interrompano il servizio. E per chi teme la volatilità del prezzo della criptovaluta esistono anche le stablecoin, ma queste, come tutte le altre criptovalute, dipendono da società private che ne gestiscono il funzionamento e bisogna pertanto porre la fiducia in un’azienda.

La decentralizzazione di Bitcoin invece fa sì che non esista un singolo punto di controllo e la rete continua a funzionare grazie a migliaia di nodi distribuiti nel mondo. Dal 2013 non ha mai subito un arresto completo nel senso tradizionale del termine. La risposta, in realtà, la conosciamo già. Non stiamo assistendo a un confronto tra pari: da una parte c’è un’infrastruttura costruita decenni fa, rattoppata nel tempo e ancora incapace di funzionare senza fermarsi per le ferie.

Dall’altra una rete che non chiede permesso a nessuno per funzionare. Il sistema bancario tradizionale ha ancora dalla sua la fiducia istituzionale e la familiarità dell’abitudine. Ma ogni volta che i bonifici vanno in vacanza, quella fiducia si erode un po’. E qualcuno, nel frattempo, sta già usando qualcosa di meglio.

Questo articolo contiene opinioni personali dell’autore che non devono costituire la base per prendere decisioni di investimento. Ricordiamo che l’intento di questa rubrica non è quello di dare consigli finanziari, ma semplicemente analizzare il mondo delle criptovalute per renderlo accessibile a tutti.