WELLINGTON – La Nuova Zelanda rischia di mancare alcuni dei principali obiettivi climatici nazionali, dopo che nel 2024 la diminuzione delle emissioni di gas serra ha rallentato fino a perdere slancio.

Nel rapporto annuale di monitoraggio, la Climate Change Commission ha rilevato che i progressi compiuti finora non sono sufficienti e che il ritmo delle riduzioni dovrà più che raddoppiare nei prossimi anni per riportare il Paese sulla traiettoria prevista.

“È un chiaro segnale di avvertimento”, ha dichiarato l’amministratrice delegata dell’organismo indipendente, Jo Hendy. Secondo la dirigente, le emissioni stanno diminuendo gradualmente, ma le politiche attuali non producono risultati con la rapidità necessaria.

Il rapporto individua nei prossimi 12-24 mesi una fase decisiva. Le scelte del governo determineranno se la Nuova Zelanda riuscirà a recuperare il ritardo oppure entrerà nel prossimo decennio con obiettivi ormai difficili da raggiungere.

La Commissione considera ad alto rischio il secondo e il terzo bilancio delle emissioni, strumenti previsti dalla legislazione nazionale per distribuire nel tempo le riduzioni necessarie. Anche il traguardo fissato per il metano biogenico entro il 2030 appare improbabile.

Questa categoria di emissioni proviene in larga parte dall’allevamento e rappresenta una delle questioni più complesse per un’economia fortemente legata al settore agricolo.

La strategia nazionale prevede il raggiungimento delle emissioni nette pari a zero entro il 2050 per i gas serra di lunga permanenza nell’atmosfera, accompagnato da una diminuzione separata del metano generato dall’agricoltura e dai rifiuti.

Secondo la Climate Change Commission, un’adozione più rapida delle tecnologie già disponibili consentirebbe di ridurre le emissioni e, nello stesso tempo, contenere i costi sostenuti da famiglie e imprese.

Tra le soluzioni indicate figurano veicoli elettrici, pannelli solari sui tetti, batterie per l’accumulo e pompe di calore destinate agli impianti industriali. In diversi impieghi comuni, queste tecnologie risultano già più economiche nel lungo periodo rispetto alle alternative alimentate da combustibili fossili.

La principale difficoltà resta il costo iniziale degli investimenti. Hendy ha osservato che molte famiglie e aziende rinunciano al cambiamento nonostante i possibili risparmi futuri.

La Commissione ha quindi chiesto al governo di introdurre strumenti finanziari mirati, indicazioni più chiare per gli investitori e informazioni migliori per i consumatori. L’obiettivo è accelerare l’abbandono dei combustibili fossili e ridurre l’esposizione del Paese alle oscillazioni dei prezzi internazionali dell’energia.