AOSTA - Il Monte Bianco è sempre più fragile e i suoi ghiacciai mostrano con evidenza gli effetti della crisi climatica.
Negli ultimi sei anni il ghiacciaio del Miage, in Val Veny, si è abbassato mediamente di 15 metri, mentre il vicino Planpincieux continua a muoversi verso valle con punte fino a due metri al giorno.
È quanto emerge dal bilancio della seconda tappa di “Carovana dei ghiacciai 2026” di Legambiente, che dal 20 al 24 agosto ha fatto tappa sul versante italiano del Monte Bianco, in Valle d’Aosta.
Secondo i dati raccolti, il Miage ha perso progressivamente volume in tutto il settore terminale, e nell’area aumentano colate detritiche e crolli, le morene - accumuli di detriti rocciosi trasportati dai ghiacciai - si deformano, alcuni alberi vengono abbattuti e si formano nuovi laghi.
Il Planpincieux è sotto costante osservazione dal 2019 da parte della Fondazione Montagna Sicura e della Regione autonoma Valle d’Aosta, attraverso un sistema di monitoraggio che utilizza anche due radar. Negli ultimi otto anni la strada della Val Ferret è stata chiusa più volte per il rischio di distacco della massa glaciale.
“Il massiccio del Monte Bianco è un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti”, sottolinea Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia, che aggiunge: “Ci ricorda quanto la montagna sia fragile e quanto, insieme al cambiamento del ghiaccio, stiano cambiando anche le condizioni di sicurezza per le comunità che vivono e frequentano questi territori”.
Per Legambiente, la situazione impone di rafforzare monitoraggi, ricerca scientifica e politiche di prevenzione e adattamento, coinvolgendo maggiormente le comunità locali. “Il rischio è ormai un elemento con cui dobbiamo imparare a convivere quotidianamente, senza limitarci a subirlo”, aggiunge Bonardo.
Dello stesso avviso Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e professore all’Università di Milano-Bicocca, secondo cui il caso Planpincieux mostra in modo diretto come i cambiamenti climatici stiano accelerando il ritiro dei ghiacciai alpini. Il monitoraggio e la gestione del rischio glaciale, sottolinea, sono ormai “una responsabilità concreta verso i territori e le comunità”.
In Valle d’Aosta sono 172 gli apparati glaciali monitorati. “Abbiamo alcune situazioni che meritano un’attenzione particolare”, spiega Jean Pierre Fosson, segretario generale della Fondazione Montagna sicura, richiamando la necessità di collegare il monitoraggio alle azioni di protezione civile per garantire la sicurezza della popolazione.