MOSCA - La Commissione elettorale centrale della Russia ha annunciato i risultati definitivi delle elezioni parlamentari, svoltesi dal 18 al 20 settembre in un clima di ulteriore repressione del dissenso.

Il partito del presidente Vladimir Putin, Russia Unita, ha rafforzato la sua supermaggioranza conquistando 349 dei 450 seggi in palio alla Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento, e superando così il precedente record di 343 seggi. 

A scrutinio ultimato, la presidente della Commissione elettorale russa, Ella Pamfilova, ha ufficializzato il quadro uscito dalle urne. La consultazione (la prima svolta dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina) ha sancito anche l’integrazione ufficiale delle regioni ucraine sotto occupazione russa e annesse illegalmente da Mosca, dove si è votato per la prima volta. 

Le elezioni hanno inoltre segnato l’ingresso strutturale dei reduci di guerra nelle istituzioni politiche nazionali: durante la conferenza stampa a Mosca, Pamfilova ha reso noto che 46 veterani del conflitto contro l’Ucraina sederanno nella prossima Duma, di cui 41 candidati tra le file di Russia Unita.

L’ingresso dei combattenti risponde a una linea promossa dallo stesso Putin, che ha indicato nei reduci la “nuova élite” della Russia. Un orientamento definito dal Cremlino come “molto positivo” e volto ad assegnare ruoli di potere ai veterani per integrarli nel sistema ed evitarne derive destabilizzanti, sulla scia del tentato ammutinamento di Evgheni Prigozhin e dei mercenari della Wagner nel 2023. 

L’influenza dell’impegno bellico nel nuovo Parlamento appare peraltro ancora più ampia. Secondo un’indagine della testata indipendente Meduza, calcolando sia i combattenti di ritorno dal fronte sia coloro che finanziano il conflitto o forniscono infrastrutture, i deputati riconducibili alla cosiddetta “fazione dell’operazione militare speciale” arrivano a quota 148, pari a un terzo dell’intera assemblea. 

La tornata elettorale si è svolta in assenza di una reale opposizione e priva di osservatori internazionali. L’Unione Europea ha espresso una ferma condanna nei confronti della consultazione, definendola una “facciata di democrazia”.  

Parallelamente, la testata indipendente Novaya Gazeta Evropa ha raccolto le testimonianze di osservatori elettorali, candidati e rappresentanti di partito che hanno riferito di pressioni e ingerenze esercitate all’interno dei seggi, evidenziando al contempo la forte opacità delle procedure legate al voto elettronico. Stime formulate da alcuni analisti indicano infatti che il consenso reale ottenuto da Russia Unita potrebbe risultare nettamente inferiore rispetto al dato ufficiale omologato dalla Commissione.  

Il risultato va comunque a consolidare un assetto politico in cui Putin, al potere dalla notte di Capodanno del 1999, e Russia Unita mantengono un dominio incontrastato sulla scena nazionale dai primi anni Duemila.