Ah, l’Italia! La terra del mare, del sole, del buon cibo… dell’amore. E se è vero che l’amore acceca, portandoti a compiere scelte che qualcuno potrebbe considerare folli, Roberto Fantacci ha certamente trovato la sua anima gemella per aver deciso di abbandonare il sogno della pasticceria e intraprendere la strada del diritto, proprio in Italia. E sì, è lui il protagonista di questo nuovo appuntamento con Nuovi australiani d’Italia, la nostra rubrica dedicata agli australiani che decidono di lasciare il continente per imbarcarsi oltreoceano.
“Sono nato a Melbourne e cresciuto nei sobborghi del nord. Come molti con un cognome simile al mio, ho avuto un’infanzia fortemente ‘italianizzata’”, spiega Fantacci, ricordando le radici che collegano la sua storia a Frosinone e Genova.
Il primo trasferimento in Italia risale al 2016, quando arriva con un Working Holiday Visa e l’intenzione di apprendere il mestiere di pasticcere. Trova lavoro in una pasticceria nel quartiere Pigneto, a Roma, e si stabilisce temporaneamente in un appartamento in affitto vicino al luogo di lavoro. Ma, come spesso accade, i piani iniziali sono destinati a cambiare: il ragazzo s’innamora della padrona di casa, un sentimento che viene ricambiato.
Il seguito ha il ritmo veloce delle decisioni prese d’istinto: lei lo segue a Melbourne, si sposano, e quella che sembrava una deviazione diventa improvvisamente il centro di tutto. È proprio in quel momento che emerge la necessità di dare una struttura più solida al futuro: Fantacci abbandona l’idea di una carriera nella pasticceria e si orienta verso il diritto, una scelta che nasce anche da una riflessione molto concreta sul contesto italiano. “In Italia, senza una laurea è quasi impossibile essere presi in considerazione professionalmente. C’è un’aspettativa diffusa, quasi un dato culturale, che una persona debba avere una laurea per poter lavorare”, osserva.
Così, si iscrive alla Victoria University e porta a termine un percorso impegnativo, fino a conseguire, nel 2023, una laurea in Legge e ottenere l’abilitazione alla pratica forense. Ma mentre chiude un capitolo, la sua vita personale si apre a un cambiamento ancora più profondo: nasce suo figlio Alessandro, e poco dopo arriva la decisione di lasciare Melbourne, vendere la casa a Moonee Ponds e trasferirsi a Viterbo, città d’origine della moglie.
“Non sopportavo l’idea di vedere mia moglie lontana dalla famiglia, privata della presenza della madre e della possibilità di vivere da vicino la crescita del primo nipote. Non volevo vivere di rimpianti: i soldi non sono tutto, e l’amore e la famiglia non hanno prezzo”, commenta l’avvocato.
L’arrivo in Italia, però, non è semplice – come, del resto, questa rubrica ci ha insegnato. Roberto Fantacci si ritrova a fare i conti con un sistema che, nonostante il suo curriculum, lo costringe a ripartire quasi da capo. Più di otto anni di esperienza legale e un’abilitazione ottenuta in Australia non bastano a garantire un ingresso immediato nel mercato del lavoro italiano. “Sulla carta, il mio, sembrava un profilo straordinario: più di otto anni di esperienza legale e un’abilitazione da avvocato, ma in Italia era solo il minimo per ottenere una posizione junior”, racconta.
A pesare non è solo la burocrazia, ma anche un sistema che richiede il riconoscimento formale dei titoli e una padronanza linguistica elevatissima. Non a caso, il consiglio che offre oggi è diretto “di far riconoscere il titolo da un’università italiana e raggiungere almeno un livello C2 di lingua, altrimenti le possibilità professionali restano molto limitate”.
Dopo dodici mesi di tentativi, insistenze e porte chiuse, arriva finalmente un’opportunità: una posizione come consulente legale in uno studio che lavora con clientela internazionale. È qui che la sua esperienza e la sua madrelingua inglese diventano risorse decisive, permettendogli di costruire uno spazio professionale coerente con il suo percorso. Nel frattempo, avvia anche una propria attività di consulenza transfrontaliera, affiancando clienti stranieri nelle fasi preliminari di operazioni legali in Italia, tra successioni, compravendite immobiliari e pianificazione patrimoniale.
Oggi, Roberto Fantacci è un avvocato e consulente legale specializzato nell’assistenza a clienti anglofoni (in particolare australiani, britannici e statunitensi) che hanno interessi giuridici in Italia. Il suo lavoro consiste, in sostanza, nel fare da ponte tra due mondi: tradurre non solo la lingua, ma anche le regole, le aspettative e le complessità del sistema italiano per chi proviene da ordinamenti di common law. Un ruolo che richiede competenze tecniche, ma anche capacità di mediazione culturale. In aggiunta a tutto ciò, collabora come consulente freelance in ambito anti–money laundering con uno studio del Nord Italia.
A chi sogna di fare lo stesso percorso, Fantacci consiglia di “sistemare tutti gli aspetti legali prima di arrivare: residenza, codice fiscale, visto”, spiega. E poi la lingua, uno strumento essenziale per orientarsi tra burocrazia e vita quotidiana. Perché, come sottolinea lui stesso, occorre capire più che idealizzare – come spesso accade, con storie romantiche e romanzate del Belpaese che da decenni plasmano l’immaginario collettivo. “L’Italia non è quella dei film o delle cartoline. Comprare casa, pagare una bolletta, andare dal medico: tutto funziona diversamente”. Ed è forse proprio qui il punto di equilibrio della sua storia: accettare questa differenza, farla propria e, solo dopo, iniziare davvero a sentirsi a casa.