WASHINGTON - Il Pentagono ha annunciato mercoledì l’uscita di scena “con effetto immediato” di John Phelan, il più alto funzionario civile della Marina statunitense. La notizia, giunta tramite una nota ufficiale del portavoce Sean Parnell, non è stata accompagnata da spiegazioni formali, ma giunge in un momento critico, con gli Stati Uniti impegnati nel conflitto aperto contro l’Iran. Il ruolo di segretario sarà assunto ad interim dal suo vice, Hung Cao, veterano della Marina ed ex candidato in Virginia.
Nonostante il silenzio ufficiale, diverse ricostruzioni giornalistiche (tra cui Wall Street Journal e Axios) indicano che la rottura maturava da mesi. Phelan, miliardario collezionista d’arte e generoso finanziatore della campagna elettorale di Donald Trump, sarebbe stato rimosso per la sua tendenza a “scavalcare” la catena di comando.
Secondo fonti ben informate, Phelan sfruttava il suo rapporto privilegiato con il presidente, visitandolo spesso a Mar-a-Lago e contattandolo in autonomia senza coordinarsi con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Durante un’audizione al Congresso, si era persino vantato di poter telefonare a Trump nel cuore della notte per discutere di cantieristica navale.
La tensione è precipitata lo scorso autunno, quando Phelan ha presentato un progetto per una nuova nave da guerra direttamente al presidente, ignorando Hegseth e il suo vice, Steve Feinberg. Una fonte interna ha sintetizzato la situazione ad Axios con durezza: “Phelan non capiva di non essere lui il capo; il suo compito è eseguire gli ordini ricevuti, non quelli che pensa debbano essere dati”.
Oltre ai problemi caratteriali, pesavano sulla sua posizione i mancati progressi nel rilancio della cantieristica Usa, priorità assoluta dell’amministrazione. A peggiorare le cose sarebbero state alcune aperture di Phelan all’ipotesi di ricorrere a cantieri navali esteri per la costruzione di navi militari, una posizione che ha irritato i sostenitori della produzione nazionale.
L’addio di Phelan non è un caso isolato, ma l’ultimo di una serie di rimozioni ai vertici militari dal ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025. Tra i precedenti figurano Randy George, il Capo di Stato Maggiore congiunto rimosso all’inizio di aprile senza giustificazioni, e Charles “CQ” Brown, nominato da Biden e rimosso già nel febbraio 2025.
A metà agosto dello stesso anno si erano registrate le improvvise dimissioni del Capo dell’Aeronautica David Allvin, seguite a dicembre dalla rimozione di Alvin Holsey, a capo del Comando Sud e Centro America, dopo un solo anno di mandato.
Questa instabilità ha spinto il senatore democratico Jack Reed a definire la partenza di Phelan “preoccupante”, descrivendo il Dipartimento della Difesa come un organismo segnato da “instabilità e disfunzione”.