MOSCA - Una serie di appelli rivolti al presidente Vladimir Putin tramite i social media ha acceso in Russia un dibattito sulle difficoltà della popolazione, insolito per intensità e risonanza. Al centro della tempesta c’è Viktoria Bonya, influencer ed ex star del reality Dom-2, che in un video di 18 minuti (già oltre 30 milioni di visualizzazioni) ha denunciato apertamente: “Il popolo ha paura”. 

Bonya accusa la burocrazia russa di aver costruito un “enorme muro” tra il leader e la gente comune, nascondendo a Putin le vere emergenze: dalle inondazioni in Daghestan all’inquinamento nel Mar Nero, fino ai cronici blackout di internet. Quest’ultimo punto è particolarmente critico: le interruzioni della rete mobile, giustificate dalle autorità come misure anti-drone, bloccano ormai smartphone, computer e bancomat, costringendo i cittadini a rifugiarsi nelle “liste bianche” dei siti approvati dal governo. 

Se da un lato il portavoce Dmitrij Peskov ha assicurato che nessuna delle questioni sollevate sarà ignorata, dall’altro sono scattate diverse contromisure. Sul fronte della censura, secondo alcune fonti, i media filogovernativi avrebbero ricevuto l’ordine di oscurare il caso, mentre i bot pro-Cremlino hanno interrotto improvvisamente i commenti.  

Parallelamente, i volti storici della propaganda hanno risposto con estrema violenza attraverso attacchi personali: Vladimir Solovyev, già noto per i recenti insulti alla premier italiana Giorgia Meloni, ha accusato l’influencer di legami con Zelensky, mentre il deputato Vitaly Milonov l’ha liquidata con epiteti sessisti. 

Il caso Bonya ha creato alleanze inaspettate, portando a galla un malcontento che attraversa diversi schieramenti. L’opposizione in esilio, rappresentata da figure vicine al defunto Alexei Navalny come Ljubov Sobol e Ivan Zhdanov, ha riconosciuto il valore della visibilità data ai problemi reali dei cittadini, pur criticando la deferenza dell’influencer verso Putin.  

Allo stesso tempo, il leader del Partito Comunista Gennady Zjuganov si è allineato a molte delle istanze presentate, mostrandosi deciso a cavalcare la frustrazione popolare in vista delle elezioni parlamentari di settembre. Infine, anche figure indipendenti come Ksenja Sobchak hanno preso le difese di Bonya, condannando l’ipocrisia dei media statali che sbandierano i “valori tradizionali” mentre utilizzano un linguaggio volgare e sessista contro le donne.