BRUXELLES – Il protocollo Italia-Albania “è compatibile” con le norme europee sul rimpatrio e l’asilo, a condizione che “i diritti dei migranti siano pienamente tutelati”. Lo ha stabilito l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione Europea, Nicholas Emiliou, in un parere non vincolante che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo. 

Secondo l’avvocato, il diritto europeo non impedisce a un Paese membro di istituire i Centri per il rimpatrio (Cpr) al di fuori del proprio territorio, ma lo Stato resta vincolato al “rispetto di tutte le garanzie previste”, tra cui il diritto all’assistenza legale, all’interpretazione linguistica e ai contatti con familiari e autorità. Particolare attenzione deve essere assicurata ai minori e alle persone vulnerabili. 

Il protocollo, firmato il 6 novembre 2023, consente all’Italia di istituire e gestire in Albania centri per il trattenimento e il rimpatrio dei migranti, pur restando sotto giurisdizione italiana.  

La Corte di giustizia Ue si era già espressa sul dossier ad agosto dello scorso, su rinvio del Tribunale di Roma, che finora non ha riconosciuto la legittimità dei trattenimenti disposti per migranti soccorsi nel Mediterraneo e trasferiti nei centri in Albania perché provenienti da Paesi considerati “sicuri” dal governo italiano, in particolare Egitto e Bangladesh. 

Il nuovo caso è giunto a Lussemburgo dopo il ricorso delle autorità italiane contro la decisione della Corte d’appello di Roma, che aveva negato la convalida di due decreti di trattenimento nei confronti di migranti trasferiti in Albania e successivamente richiedenti asilo.  

Nel suo parere, l’avvocato generale chiarisce inoltre che “la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio dello stesso Stato”, pur ribadendo l’obbligo per i Paesi di garantire un accesso effettivo alla giustizia e un rapido riesame giurisdizionale. 

“Una notizia importante che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti”, ha commentato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aggiungendo che “sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”. 

La sentenza definitiva dei giudici della Corte di giustizia Ue è attesa nei prossimi mesi, e sebbene il parere dell’avvocato generale non è vincolante, nella maggior parte dei casi viene seguito dalla Corte.