WASHINGTON - È una fotografia che cattura il dramma dell’immigrazione statunitense ad essersi aggiudicata il primo premio del World Press Photo 2026. Lo scatto, realizzato dalla fotografa statunitense Carol Guzy (ZUMA/iWitness Institute per il Miami Herald), ritrae il momento straziante in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene separato dalla moglie Cocha e dai loro figli subito dopo un’udienza al tribunale dell’immigrazione di New York, il 26 agosto 2025. 

Realizzata all’interno di un edificio federale grazie a un accesso eccezionale concesso alla stampa, la foto immortala il panico delle due figlie di Luis, i volti rigati dalle lacrime mentre si aggrappano disperatamente al maglione del padre prima che l’Ice (Immigration and Customs Enforcement) proceda all’arresto. 

“Il semplice fatto di documentare ciò che accade, di mostrare che le persone possono davvero scomparire senza lasciare traccia e di ritenere responsabili le autorità, credo sia un ruolo essenziale che la stampa svolge in quel tribunale”, ha dichiarato Carol Guzy durante il discorso di accettazione. “Questo premio appartiene a loro, al coraggio con cui queste persone hanno accettato di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche”. 

La giuria di questa 71ª edizione ha esaminato 57.376 fotografie provenienti da 141 paesi, selezionando due opere finaliste di straordinario impatto. La prima, “Gaza Aid Crisis” di Saber Nuraldin per EPA Images, mostra la disperazione nella Striscia di Gaza con una folla di palestinesi che prende d’assalto un camion di aiuti umanitari durante una sospensione tattica delle consegne; Nuraldin ha raccontato all’Afp di aver vissuto direttamente quella fame e quella paura, scattando l’immagine dal cuore della situazione.  

La seconda opera, “The Trials of the Achi Women” di Victor J. Blue per il NYT Magazine, è un ritratto in bianco e nero che celebra la vittoria legale delle donne Achi in Guatemala contro gli aguzzini della guerra civile di 42 anni fa. In questo caso la giuria ha lodato la dignità e l’autorevolezza delle protagoniste, restituendo loro un ruolo attivo dopo decenni di rappresentazioni che le dipingevano come soggetti impotenti. 

Tra gli altri riconoscimenti di rilievo, il fotografo Luis Tato (Agence France-Presse) ha vinto nella categoria “Storie” per la regione Africa, documentando con una serie di scatti le proteste della “Generazione Z” in Madagascar, a testimonianza di un fotogiornalismo sempre più attento ai movimenti sociali giovanili.